Antonio Montanari

Thursday 10 may 2012 4 10 /05 /Mag /2012 17:53

Piccola, inutile lettera aperta al Presidente del Consiglio. Il Governo ha invitato i cittadini a dire dove esso non si comporta bene nella spesa pubblica, buttando allegramente via i soldi di tutti. Sul sito Internet di Palazzo Chigi, sede dello stesso Governo, è infatti apparso un modulo in cui chiunque, dichiarandosi apertamente, può "dare suggerimenti, segnalare uno spreco, aiutando i tecnici a completare il lavoro di analisi e ricerca delle spese futili".
La mattina del Primo maggio, gli italiani hanno aperto i giornali del giorno di festa, e si sono trovati davanti a titoli poco rassicuranti, non per colpa delle redazioni o dei direttori delle singole testate, ma proprio per il senso della notizia che vi campeggiava. Lei, prof. Monti, aveva nominato un Commissario che deve ridurre le spese dei ministeri, accumulare risparmi, aiutare l'Azienda Italia spa (che molti ormai traducono perfidamente come "senza speranza").
Quel Commissario è un personaggio degno e noto, Enrico Bondi, anni 77, un reduce da imprese considerate impossibili per ogni tecnico normale, infatti non è un economista ma un laureato in Chimica. La sua gloria l'ha conseguita con i casi Montedison e Parmalat. Quindi il suo nome vuol dire fiducia, come proclamava l'antico slogan dei formaggini.
Illustre Presidente, non discutiamo della persona che lei ha scelto, bensì del gesto in se stesso che è giuridicamente e tecnicamente perfetto, ma che non tiene conto per nulla della psicologia di noi "semplici cittadini", come ci chiamavano una volta i cronisti della Rai. Semplici nel senso che non abbiamo pesi specifici particolari, non facciamo parte della corte delle competenti autorità, ma siamo soltanto quelli che hanno onesta speranza nei loro governanti, non li prendono a pernacchie come fanno certi politici che hanno avuto, hanno ed avranno responsabilità nella vita pubblica del Bel Paese.
Noi che abbiamo le tasse prelevate alla fonte per stipendi o pensioni, noi che vediamo nello Stato un padre che deve anche essere severo per l'interesse comune, noi che però sappiamo distinguere i suoni delle sirene: se arrivano i pompieri c'è un incendio, non una rapina. Per questo motivo, l'annuncio che il dottor Bondi, detto "Mani di Forbice", veglierà su di noi, ci spaventa. Lo Stato si è ridotto male come una Montendison o una Parmalat qualsiasi. Quindi, prof. Monti, per tranquillizzarci nomini pure un esperto di Psicologia Politica. E non badi a spese. [Anno XXXI, n. 1080]

Antonio Montanari
(c) RIPRODUZIONE RISERVATA

"il Ponte", settimanale, Rimini, n. 18, 13.05.2012

Di antonio_montanari - Pubblicato in : Antonio Montanari - Community : Politica
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Friday 4 may 2012 5 04 /05 /Mag /2012 16:59

Ci sono persone che sanno tutto. Le possiamo indicare con la formula superlativa dei saponi. Ci sono poi i saputelli che, alla pretesa di conoscere ogni campo dello scibile umano, uniscono un tono canzonatorio nei confronti di chi li sta ad ascoltare. Ci sono infine gli insaputi, termine che i vocabolari non hanno ancora registrato, ma che proponiamo all'attenzione dei loro curatori.
Gli insaputi in politica sono ampiamente documentati, come quel ministro che si trovò proprietario di un appartamento nel centro di Roma, acquistato appunto a sua insaputa, come ebbe l'ardita ingenuità di confessare. I politici, purtroppo per loro, sono sempre i primi a dover rendere conto dei loro errori. 
Altre categorie sono più privilegiate. Non sfuggono al controllo popolare neppure gli insegnanti, le cui parole si diffondono rapidamente, e con la stessa velocità possono essere cancellate e derise. Figli di amici mi raccontarono anni fa che il loro docente di materie letterarie si spacciava per componente dell'antica e gloriosa Accademia della Crusca.
Altra categoria di illustri insaputi sono gli intellettuali. Essa negli ultimi anni si è arricchita di latinisti che traducono la lingua di Cicerone come viene viene. Senza fare nomi, ricordo due esempi ricavati da esperienza personale, dopo rigorosi controlli. Un illustre studioso traduce nel 1965 un verso medievale che riguarda la vita politica di Rimini nell'anno Mille, in un preciso e perfetto modo. Chi poi, quarant'anni dopo, riprende in mano la composizione a cui il verso appartiene, lo rovescia, dimostrando di ignorare un'importante regola della sintassi latina (Gandiglio-Pighi, p. 10, ed. 1961).
Ma il meglio si trova in una recente traduzione di un classico illustre, pubblicato da altrettanto illustre editore italiano. Il curatore è stato tanto temerario sin dai primi versi dell'opera, da rendere il testo antico attraverso una versione francese alquanto libera, per cui nella lingua nostra oggi leggiamo non la secca scrittura dell'originale, ma l'ondeggiante prosa parigina riversata in quella italiana. Nulla di nuovo sotto il sole, se pensiamo a quanto ci ricordavano a scuola i professori citando l'accusa rivolta da Foscolo a Vincenzo Monti di essere "gran traduttor dei traduttor d'Omero". Il bello è che dietro ai traduttori traditori di oggi, c'è una gloriosa macchina universitaria che divide le torte accademiche. Chi le azzanna, si sente esonerato dal rispetto della verità. [Anno XXXI, n. 1079]

Antonio Montanari
(c) RIPRODUZIONE RISERVATA

"il Ponte", settimanale, Rimini, 6 maggio 2012

Di antonio_montanari - Pubblicato in : Antonio Montanari - Community : Politica
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Friday 27 april 2012 5 27 /04 /Apr /2012 16:46

Alla cultura del governo dei tecnici s'ispirano ora le scelte della periferia. Il Comune di Bologna ha approvato il cambiamento di nome ad una scuola media. Buttato nel cestino quello troppo antico di Dante Alighieri, la scelta è caduta (in basso) sopra un venerato musicista, Fabrizio De André. Ricordo un'arguta battuta di Sergio Zavoli nella sua storia della radio italiana. Per la morte di D'Annunzio (1938), commentava: "Se ne vanno i cantori, restano i cantanti". Potremmo ricopiarla. Cancellato il cantore di Beatrice, è incensato quello di Marinella.
La politica italiana si fa nuova come quella scuola bolognese. Una volta ci fu l'Asse Roma-Berlino con il motto "Due popoli, una guerra". Adesso c'è l'Asse Bossi-Maroni. Lo slogan potrebbe essere "Due leader, un mistero". Mi spiego. Lo scorso 13 gennaio, Bossi vieta i comizi a Bobo. Il 14 aprile, secondo il Giornale, Bossi in privato accusa Maroni di esser un traditore che gli sta scippando il partito. Il 18 aprile, Panorama annuncia un dossier contro Bobo, predisposto dal Tesoriere della Lega Francesco Belsito.
Il 20 aprile, l'Umberto si arrende, vuole un accordo col rivale. Il 21, a Besozzo (Varese) i due s'incontrano al bar. Si dice: per caso. Bossi spiega ai cronisti che Maroni è "il bene della Lega". Bobo assolve Umberto dall'accusa d'aver commissionato il dossier preparato contro di lui da Belsito. Bossi aggiunge: il dossier è nato per creare una stagione di veleni, mettermi contro Maroni e rompere la Lega. Secondo Bobo, quel dossier era troppo sgangherato per essere pubblicato. Serviva soltanto a convincere Bossi delle bugie inventate contro di lui.
Belsito il 21 aprile dichiara al TG5 di non sapere nulla del dossier di cui gli si attribuisce la paternità. Il 20 Bossi ha detto: è tutto un complotto dei Servizi che hanno utilizzato Belsito per salvarlo dalle cattive compagnie. Le parole oscure di Bossi sono contemporanee a quanto Lirio Abbate sull'Espresso narra circa presunti collegamenti tra Belsito (originario di Melito Porto Salvo, Reggio Calabria), un ex cassiere dei terroristi neofascisti, 'ndrangheta e massoneria. Abbate riporta quanto risulta alla Procura antimafia di Reggio Calabria.
Nel dossier attribuito a Belsito, c'è un dato errato: la barchetta posseduta da Maroni sta a Porto Rosa in Sicilia, e non a Portorose in Slovenia. L'intera vicenda nasconde un mistero che dovrà essere chiarito: sino a quando Bobo Maroni ed Umberto Bossi resteranno leader. [Anno XXXI, n. 1078]

"il Ponte", settimanale, Rimini, 29.04.2012

Di antonio_montanari - Pubblicato in : Antonio Montanari - Community : Politica
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Friday 20 april 2012 5 20 /04 /Apr /2012 16:03

Ci siamo lasciati con la cicoria romana di Rutelli, divenuta cicuta, per l'archiviata Margherita così piena di soldi da non sapere la mano destra quello che la mano sinistra faceva, onde evitare pregiudizi politici al gestore dei fondi. Poi al "Ponte" c'è stata la settimana delle ferie post-pasquali che ci hanno tenuto lo stomaco leggero, evitando di descrivere i lauti pranzi in salsa nordista con zucche padane, e relativi zucconi. I quali, costretti dal desiderio di apparire e dalla necessità di essere qualcuno, hanno offerto il meglio di loro stessi facendosi comprare lauree straniere di cui nessuno sa nulla, tranne la magistratura inquirente.
A questo punto saremmo tentati di passare ad altro argomento, se non avessimo il perfido senso del cronista inutile che è convinto di un sol fatto, indipendentemente dalle notizie degli ultimi periodi: i Partiti (nel senso di gruppi di Potere, con le dovute e rispettose iniziali maiuscole), sono la garanzia che quanti vi si trovano dentro sono degli "arrivati", ovvero persone privilegiate che se la ridono del resto del mondo.
A vent'anni esatti dalle Mani pulite milanesi, l'Italia dopo aver festeggiato in pompa magna la sua Unità, ne ha dato eccellente prova con tante inchieste da Nord a Sud, da Est ad Ovest, che ne sono umile conferma: fatta la Penisola, restano ancora da fare i suoi cittadini. Il 10 maggio 1992 Umberto Bossi ha proclamato a Pontida la nascita della "Repubblica del Nord". Forse si trattava di discorsi fatti dopo un'indigestione di prelibatezze padane che sono piatti ottimi dell'arte culinaria, ma dotati di un potere calorico capace di alterare la visione e la comprensione delle cose.
Fatto sta che, da quel giorno, i politici in un modo o nell'altro hanno pensato in cuor loro che, se uno aveva il coraggio di dire certe cose, una qualche ragione l'aveva. Le ultime notizie forniscono una versione molto tragica: la ragione stava nel partecipare alla divisione del bottino, prima definito finanziamento pubblico dei partiti, poi, dopo un certo referendum, elegantemente battezzato rimborso elettorale.
La morale della favola è soltanto una, quella di un bel gruzzolo di soldi che alcuni poi gestivano ad uso personale, come le cronache dei giornali ora denunciano. Quattro anni fa i più autorevoli commentatori moderati inneggiavano alla grande abilità strategica di Bossi: aveva rinnovato la politica italiana. Oggi una risata accompagna la lettura dei loro testi. [Anno XXXI, n. 1077]

Antonio Montanari
(c) RIPRODUZIONE RISERVATA

"il Ponte", settimanale, Rimini, 22.04.2012

Di antonio_montanari - Pubblicato in : Antonio Montanari - Community : Politica
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Saturday 7 april 2012 6 07 /04 /Apr /2012 18:01

Maggio 2005, Francesco Rutelli dichiara con orgoglio: "Ho tirato la carretta, ho mangiato pane e cicoria". Sono parole passate alla Storia, come la frase con cui Winston Churchill nel maggio 1940 prometteva ai sudditi di Sua Maestà "lacrime e sangue". Poi la cicoria rutelliana è diventata una bella Margherita, simbolo e nome di un partito. Rutelli era stato chiaro ed onesto. Avrebbe potuto imitare il francese Sarkosy che, vinte le elezioni, gloriosamente accusava Socrate di aver pronunciata una frase assurda come il "Conosci te stesso", che è evidente occasione di imbarazzo per chi ama guardarsi allo specchio vedendosi un novello Napoleone.
Allora tememmo che, per imitare Sarkosy, qualcuno potesse lanciare uno slogan vagamente allusivo: "Più cicuta per tutti". Rutelli ebbe il coraggio di fermarsi alla cicoria. Non sappiamo se nei successivi momenti della sua avventura politica, quella dieta a base di cicoria abbia prodotto soltanto effetti positivi. Abbiamo cominciato a dubitarne quando alla fine dello scorso gennaio è apparsa una notizia di cronaca giudiziaria in cui si parlava, non sappiamo se a torto o ragione, di 13 milioni di euro scomparsi dalla cassaforte della Margherita, un partito già passato in archivio dopo il suo secondo congresso del 2007.
Ciò che confonde il cittadino ignaro dei segreti della Politica cosiddetta occulta (che permette di dare soldi a partiti che non esistono più), è la constatazione che, se non succede nulla di illecito, certi particolari sono gelosamente conservati sotto sale e custoditi in grande silenzio per non suscitare reazioni antipatiche. Gira e rigira, ogni giorno sentiamo ripetere la solfa che sono necessari più sacrifici per tutti. Ma poi scopriamo che esistono sconosciuti tesoretti o tesoroni, i quali sempre ingolosiscono qualcuno, a quanto pare.
Rutelli, nel 2009, ha risfogliato la margherita (senza maiuscola) chiedendosi: lo amo o non lo amo? Pensava a Bersani. Di cui diceva: è soltanto un vecchio comunista. Rutelli usava le stesse parole di Berlusconi.
Il 19 marzo 2012 Rutelli ci ha veramente commossi quando, senza mezze parole, è andato giù duro contro il tesoriere del suo partito: uno che "si presentava come uno scout, austero, inflessibile, severo". Sono stati i momenti in cui Rutelli ha suscitato in noi sincera tenerezza. Lui che aveva fatto della cicoria il nuovo menu politico per cambiare l'Italia, si vedeva ricambiato con la vecchia cicuta della corruzione. [Anno XXXI, n. 1076]

Antonio Montanari
(c) RIPRODUZIONE RISERVATA

"il Ponte", settimanale, Rimini, 8.4.2012

Di antonio_montanari - Pubblicato in : Antonio Montanari - Community : Politica
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Saturday 31 march 2012 6 31 /03 /Mar /2012 11:47

Rassicuriamo il lettore. Il titolo è giusto. Parliamo della crisi dei comici, non di quella economica. Tra le due situazioni c'è uno stretto legame. Lo dimostrano severi trattati scientifici, secondo cui la mancanza di ispirazione negli autori satirici è provocata dalla scorretta concorrenza dei politici. Ogni crisi economica è frutto di fattori che non dipendono dalla volontà di chi dolorosamente la subisce. Bensì è il prodotto di linee politiche sulle quali i cittadini non possono intervenire. Spesso i loro rappresentanti eletti in Parlamento ed i loro governanti seduti a Roma, si fanno portavoce di interessi diversi da quelli comuni che dovrebbero tutelare.
Le nostre cronache politiche hanno riportato dapprima l'euforia di un capo di governo che sosteneva essere il nostro il migliore dei mondi possibili, con i ristoranti di lusso pieni di clienti. Poi sono venuti i severi richiami ad un'imminente catastrofe. Occorreva turarsi il naso e bere l'amara pozione del nauseabondo olio di ricino della nostra infanzia.
Messe così le cose, quale spazio possono avere i comici per rinnovare il loro repertorio? Negli ultimi mesi tutte le trasmissioni televisive di satira hanno registrato un calo negli ascolti, conseguente al calo della qualità dei protagonisti in scena. I critici di mestiere hanno analizzato con arguzia gli andamenti lenti di ogni produzione.
Nella nostra ignoranza, possiamo soltanto constatare che le antiche invenzioni di Paolo Cevoli assessore alle varie ed eventuali del Comune di Roncofritto, sono state superate e cancellate dai recenti dibattiti politici. Dove un'ipotetica emergenza ha inventato un segretario di partito già ministro nell'ex governo che, a detta del suo leader, si mangia tutti i colleghi segretari da mane a sera. Sugli avversari così non ricade più la vecchia accusa di mangiare soltanto bambini in salsa moscovita.
Dite voi se ai comici sia o no lasciato lo spazio necessario per respirare e sopravvivere all'abbraccio fatale dell'attuale quadro politico. Che ha come suo massimo esponente il professor Monti, uomo amabile ma troppo abituato a sfoggiare un sottile spirito all'inglese nel far battute che restano incomprensibili a quanti non abbiano frequentato la Bocconi. Preoccupa che nel giro di qualche decennio la vecchia caricatura televisiva dello studente calabrese fuoricorso della Bocconi, sia stata soppianta da un vero professore della Bocconi stessa, divenuto presidente del Consiglio. [Anno XXXI, n. 1075]

"il Ponte", settimanale di Rimini, n. 13, 01.04.2012

Di antonio_montanari - Pubblicato in : Antonio Montanari - Community : Politica
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Saturday 24 march 2012 6 24 /03 /Mar /2012 17:13

I brutti voti del primo quadrimestre sono un allarme che non riguarda soltanto Rimini. Il dato locale lo avete letto nel bel servizio del numero scorso, intitolato "Pagelle da incubo". In contemporanea sui quotidiani nazionali uscivano le informazioni diramate dallo stesso Ministero della Pubblica (d)istruzione, con la dotta citazione d'uno sconfortante studio sui temi svolti alla Maturità. I nostri studenti che s'avviano al lavoro (se lo trovano in Australia) od all'Università (se non le chiudono per mancanza di fondi), dovrebbero ripartire da zero, almeno per non collocare il povero Leopardi nel primo Settecento.
Già anni fa il Magnifico Rettore di Bologna dichiarava che moltissime matricole di Medicina faticano a comprendere il senso dei libri su cui debbono applicarsi. Non mi preoccupa il libro che può essere maltrattato dai ragazzi, all'insegna del vecchio motto "Se non ti spieghi, ti faccio la faccia nera". Mi angoscia la questione che quei ragazzi, impossessatisi della Laurea, esercitino la professione in maniera tale da farci neri della loro ignoranza.
Da vecchio, tormentato studente che ha avuto anche una lunga, ereditaria parentesi nell'insegnamento, mi permetto di difendere i ragazzi, anche perché mi sembra una moda troppo forcaiola quella di tirargli sassate e pernacchie, soprattutto da parte di chi per primo dovrebbe agire allo scopo di eliminare lacune ed errori nelle preparazioni individuali.
Ed allora, se permettete, rovescio la prospettiva. Partendo dal fondo, dalle solenni parole di un consulente scientifico del Ministero che in poche righe di colonna di giornale ha messo assieme un discorso altamente di cattivo suono (o cacofonico come dicono i dotti), fatto con questi termini: organizzazione, gerarchizzazione, argomentazione, padronanza. Voleva semplicemente (ne siamo sicuri?) dire che i giovani studenti oggi non sanno mettere logicamente in fila le loro idee e comprendere se quello che dicono è una serie di balle oppure non lo è.
Egregi ed illustri tecnici ministeriali, dato che "nessuno nasce imparato", sarebbe forse il caso di chiedersi se la nostra Scuola non sia una Maestra piuttosto cattiva che saggia. Non mi è mai piaciuto il tiro al piccione ad occhi bendati diretto agli studenti, nella convinzione che tanto dove si piglia, si piglia bene. E mi rattrista di leggere le storie di brillanti carriere che poi si svolgono soltanto all'estero, perché si sa come vanno le cose qui da noi. [Anno XXXI, n. 1074]

Antonio Montanari
(c) RIPRODUZIONE RISERVATA

"il Ponte", settimanale di Rimini, 25.03.2012

Di antonio_montanari - Pubblicato in : Antonio Montanari - Community : Politica
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Friday 16 march 2012 5 16 /03 /Mar /2012 17:58

La signora Marina Orlandi, vedova del prof. Marco Biagi ucciso dalle Brigate Rosse il 19 marzo 2002, ha ricordato a Bologna il sacrificio del marito: "Era stato abbandonato dalla Polizia, dallo Stato che gli aveva tolto la scorta proprio nel momento in cui era più esposto. Era stato sbeffeggiato da chi doveva proteggerlo". Il 6 marzo sempre a Bologna, sono stati arrestati quattro poliziotti in servizio sulle volanti della Questura, due assistenti capi e due agenti scelti. Le accuse vanno dalla rapina alle percosse e lesioni a danno di spacciatori immigrati. Sulla scena della cronaca, pesa il ricordo della Uno Bianca. Il ministro degli Interni signora Cancellieri ha ragione: è una storia triste che riguarda soltanto quattro agenti, ma se anche si trattasse di uno solo sarebbe gravissimo.
La cronaca italiana deve misurarsi sempre con storie che hanno dietro una Storia che sembra non passare mai. Nel 2004 a Grosseto un curatore fallimentare è stato ucciso per aver creduto alla legge, come ha intitolato il Corriere della Sera un pezzo di Umberto Ambrosoli, reso orfano dalla stessa violenza. Una notizia da Palermo: il 19 luglio 1992 il giudice Paolo Borsellino fu ucciso perché si opponeva al patto tra Stato e mafia. La vedova di Borsellino accusa un generale dei Carabinieri, il quale risponde: sono stupide falsità.
Un esperto di tali vicende, Francesco La Licata (La Stampa) osserva che c'è mancanza di verità nelle indagini per lo stragismo mafioso tra 1989 e 1994. E cita il procuratore Piero Grasso che parla di una trattativa tra Stato e mafia come progetto per non cambiare gli assetti politico-finanziari. L'ex ministro degli Interni Nicola Mancino dal Corriere della Sera accusa d'esser stato usato e venduto nella trattativa con la mafia.
Se è vero che senza chiarezza sul passato, in un Paese non c'è speranza di futuro, occorre uno sforzo particolare per comprendere le pagine oscure che abbiamo vissuto. Per questo ha ragione La Licata quando osserva: potrebbe essere il Parlamento a cercare di ricostruire il contesto anche politico da cui nacquero le stragi.
Di recente si è discusso della minaccia rivolta dall'ex ministro Bossi al premier: Monti rischia la vita, il Nord lo farà fuori. Il caso è stato chiuso con l'accusa di Bossi ai cronisti di non averlo compreso. Il direttore de La Stampa Mario Calabresi, figlio del commissario Luigi ucciso dal terrorismo, ha scritto: un giornalismo sano dovrebbe ignorare queste provocazioni. Ci sono rimasto molto male. [Anno XXXI, n. 1073]

Antonio Montanari
(c) RIPRODUZIONE RISERVATA

il Ponte, Rimini, settimanale, 18.03.2012

Di antonio_montanari - Pubblicato in : Antonio Montanari - Community : Politica
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Thursday 8 march 2012 4 08 /03 /Mar /2012 15:58

La verità viene sempre a galla, prima o poi: meglio prima che poi, come dicevano i nostri vecchi. Quanto possa essere lontano questo poi, dipende da vari fattori. Prendiamo due esempi dalle cronache più recenti. Al lettore lasciamo trarre le conclusioni.
Dopo ben 22 anni trascorsi in carcere, il signor Giuseppe Gulotta è stato assolto per non aver commesso il fatto. Era stato accusato di una strage avvenuta il 26 gennaio 1976 alla casermetta dei Carabinieri di Alcamo Marina in Sicilia, con la morte di due militari diciottenni, Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta. Al processo di revisione concesso nel 2009 dalla Suprema Corte (dopo altri nove processi), ed appena celebratosi presso la Corte d'Appello di Reggio Calabria, sono state raccolte nuove testimonianze.
L'ex brigadiere Renato Olino, nel 1976 in servizio al reparto antiterrorismo di Napoli che si occupò del caso, ha riferito che ci furono metodi persuasivi a suo parere eccessivi per far "cantare" un giovane legato a movimenti di estrema sinistra, Giuseppe Vesco, che finì con l'accusare Gulotta e i due amici Gaetano Santangelo e Vincenzo Ferrantelli. A carico dei due, nel frattempo scappati in Brasile e condannati per lo stesso eccidio, è in corso analogo processo di revisione.
Giuseppe Gulotta, si è letto nei giornali, ha dichiarato: "Mi puntarono anche una pistola in faccia e mi dissero: se non confessi ti uccidiamo". L'accusatore principale di Gulotta, Vesco, è morto suicida nell'infermeria del carcere di Trapani. Impiccato. Di recente, ad appoggiare l'ipotesi che Vesco fosse stato costretto a confessare cose non vere ai Carabinieri, sono giunte le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia siciliano, Vincenzo Calcara.
Secondo esempio, ricavato da "Sette" di giovedì primo marzo. Ferruccio Pinotti vi presenta un lungo servizio intitolato "Feltrinelli. Le ombre sotto il traliccio". Il 14 marzo 1972 l'editore milanese Giangiacomo Feltrinelli, classe 1926, salta per aria sopra un pilone della luce a Segrate. Allora si disse che morì mentre stava preparando un attentato.
Pinotti presenta una perizia medico-legale sinora ignorata, da cui risulta che alcune ferite sul corpo dell'editore sono incompatibili con le conclusioni dei giudici. In breve: se uno salta per aria preparando una bomba, non può aver conservato integre le sue mani. La perizia, scrive Pinotti, ipotizza con modo garbato e tecnico che Feltrinelli sia stato prima aggredito e poi fatto esplodere. [Anno XXXI, n. 1072]

Antonio Montanari
(c) RIPRODUZIONE RISERVATA

"il Ponte", Rimini, settimanale, 11.03.2012

Di antonio_montanari - Pubblicato in : Antonio Montanari - Community : Politica
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Friday 2 march 2012 5 02 /03 /Mar /2012 17:42

L'inedito e cospicuo piano di salvataggio dell'economia ellenica (130 miliardi), adottato a Bruxelles all'alba del 21 febbraio, significa qualcosa non soltanto sul piano politico. C'è un suo aspetto culturale che lo stesso giorno è stato ben spiegato, nell'editoriale dei lettori sulla "Stampa", da Mauro Artibani, studioso d'Economia dei consumi. Egli sostiene che tutti noi europei abbiamo un debito verso la cultura ellenica: "L'alfabeto greco ci consente di scrivere, noi stessi pensiamo attraverso le parole greche; con la filosofia, che proprio lì nasce, articoliamo quel pensiero", per non parlare della fondazione della democrazia che oggi ci governa. L'articolo termina con una battuta che contiene una grande verità: tra i maggiori indebitati con la Grecia, c'è l'intera "filosofia tedesca".
Anche a Rimini abbiamo forti legami e consistenti obblighi con la cultura ellenica. Nel Tempio Malatestiano ci sono le due epigrafi scritte nella lingua greca, considerate da Augusto Campana come le prime testimonianze del Rinascimento sia italiano sia europeo. Nella cappella dei Pianeti del Tempio, c'è l'immagine del "rematore", letta di solito come raffigurazione dell'anima di Sigismondo, scesa agli Inferi e risalita in Cielo. 
Essa ci sembra però riassumere la storia dell'Ulisse dantesco ("Inferno", c. 26, vv. 90-142) che ai compagni d'avventura con la sua "orazion picciola" ("fatti non foste a viver come bruti"), lancia un "manifesto pre-umanistico", come lo definisce un noto studioso dell'Alighieri, Franco Ferrucci.
Ulisse insegna che la nostra dignità sta nel "seguir virtute e canoscenza", anche se ciò può costarci un naufragio in cui però si salva l'uomo. L'uomo di ogni tempo, e non soltanto quello dell'età e delle pagine di Dante. La smorfia del volto del "rematore", richiama l'Ulisse dantesco. I due isolotti rimandano alle colonne d'Ercole. I venti ricordano il "turbo" che affonda la "compagna picciola" (vv. 101-102).
Alla corte di Rimini nel 1441 prima dell'edificazione del Tempio, era giunto Ciriaco de Pizzecolli d'Ancona (1390-1455). Ciriaco ha frequentato i circoli umanistici di Firenze, ed è un "lettore di Dante" che per la sua ansia di sapere ama presentarsi nei panni d'Ulisse, come leggiamo in Eugenio Garin. A Ciriaco potrebbe attribuirsi il suggerimento del tema di Ulisse da inserire nel Tempio, quale parte del discorso umanistico già accennato qui (nella rubrica n. 1066) per la cappella delle Arti liberali. [Anno XXXI, n. 1071, il Ponte, settimanale, Rimini, 4.3.2012]

Fuori Tama 1071
Nel Tama 1071 abbiamo ricordato due cose, a proposito del Tempio Malatestiano di Rimini: le due epigrafi scritte nella lingua greca, e la presenza a Rimini, prima dell'edificazione del Tempio stesso, di Ciriaco de Pizzecolli d'Ancona (1390-1455). Secondo Anthony Grafton, è Ciriaco a comporre le epigrafi riminesi, ispirandosi a quelle napoletane da lui trascritte ("Leon Battista Alberti. Un genio universale", 2003, p. 315).
A proposito della figura dantesca di Ulisse, è utile rileggere quanto osservato da Ezio Raimondi ("Le metamorfosi della parola. Da Dante a Montale", 2004, pp. 190-191): "... l'avventura di Ulisse è anche l'avventura vitale di Dante scrittore in esilio". Petrarca sente che la figura di Ulisse "non è Dante ma può servire a dare anche la grande dimensione di Dante".
Raimondi si riferisce alla lettera XV, libro XXI delle "Familiares", diretta a Boccaccio. In cui leggiamo questo passo: "In quo illum satis mirari et laudare vix valeam, quem non civium iniuria, non exilium, non paupertas, non simultatum aculei, non amor coniugis, non natorum pietas ab arrepto semel calle distraheret, cum multi quam magni tam delicati ingenii sint, ut ab intentione animi leve illos murmur avertat; quod his familiarius evenit, qui numeris stilum stringunt, quibus preter sententias preter verba iuncture etiam intentis, et quiete ante alios et silentio opus est". ("E in questo non saprei abbastanza ammirarlo e lodarlo; poiché non l’ingiuria dei concittadini, non l’esilio, non la povertà, non gli attacchi degli avversari, non l’amore della moglie e dei figliuoli lo distrassero dal cammino intrapreso; mentre vi sono tanti ingegni grandi, sì ma così sensibili, che un lieve sussurro li distoglie dalla loro intenzione; ciò che avviene più spesso a quelli che scrivono in poesia e che, dovendo badare, oltre che al concetto e alle parole, anche al ritmo, hanno bisogno più di tutti di quiete e di silenzio.")
Il punto di Petrarca "non civium iniuria, non exilium, non paupertas, non simultatum aculei, non amor coniugis, non natorum pietas", rimanda al c. XXVI, vv. 94-97 dell'"Inferno" dantesco: "Né dolcezza di figlio, né 'l debito amore lo qual dovea Penelope far lieta....".
Ecco quindi il citato giudizio di Raimondi: Petrarca sente che la figura di Ulisse "non è Dante ma può servire a dare anche la grande dimensione di Dante".
Raimondi prosegue: "L'Ulisse di Dante è una controfigura negativa di Dante stesso. Presenta, sul piano dell'azione di colui che esplora l'ignoto, qualcosa che per Dante rappresenta la sua stessa operazione poetica, e che Petrarca individua subito".

[Per il testo di Petrarca, l'edizione di riferimento è: Francesco Petrarca, Opere, Canzoniere - Trionfi - Familiarium rerum Libri - con testo a fronte, Sansoni editore, Firenze 1975, secondo l'edizione curata da Vittorio Rossi e Umberto Bosco, per l'edizione nazionale nazionale delle opere di Francesco Petrarca, Firenze, Sansoni, 1933-1942 con la traduzione inedita di Enrico Bianchi. Citazione ripresa da:
http://www.classicitaliani.it/petrarca/prosa/epistole/boccaccio_dante.htm.]

Di antonio_montanari - Pubblicato in : Antonio Montanari - Community : Politica
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti

Giorno per giorno

"il Rimino" dal 1999

Présentation

Commenti recenti

Créer un Blog

Calendrier

May 2012
M T W T F S S
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30 31      
<< < > >>
Crea un blog gratis su over-blog.com - Contatti - C.G.U. - Remunerazione in diritti d'autore - Segnala abusi - Articoli più commentati