Casa Letta è una specie di casa Vianello della politica. Lontano dagli occhi per una gestione padronale del
partito
Dicevano i nostri vecchi, per alludere ad una cosa discussa senza darne alcuna pubblicità, che tutto era stato
fatto "in camera caritatis".
Anche Fini e Berlusconi si sono incontrati "in camera caritatis". Presso casa Letta, divenuta una specie di "refugium peccatorum" lontano dagli occhi della democrazia e vicino al cuore degli
interessati alle gestioni "proprietaria" della politica.
Narrano le cronache che casa Letta (una specie di casa Vianello della politica, senza offesa per il comico Raimondo e la signora Sandra Mondaini), ha nelle proprie stanze ospitato vari incontri
importanti. A partire dal famoso "patto della crostata" sulle riforme istituzionali del giugno 1977.
I tempi intanto sono cambiati. L'advocatus fidei berlusconiano, Vittorio Feltri, ha sostituito alla crostata di Letta la prostata del presidente per difenderlo dalle cronache rosa dei cosiddetti
festini. Dicendo che è impotente e che quindi certe cose non le può fare.
Il "patto della prostata" nasconde i problemi. E Fini nonostante tutto il recente clamore, ha portato il suo contributo negativo. Nessun dibattito pubblico. Un incontro appunto "in camera
caritatis" che è agli antipodi di una concezione democratica della vita di un partito. Tutto va bene, signor marchese, si potrebbe canticchiare al presidente della Camera (caritatis) Fini.
[21.09.2009, anno IV, post n. 268 (988), © by Antonio
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Boffo si dimette. Feltri ammette (copiando) che ci sono di mezzo "cassetti curiali". La guerra in casa Berlusconi contro "Repubblica", dai dossier di cui racconta Luca Telese alla
denuncia (estesa anche all'Unità)
Alla radio, ieri, Vittorio Feltri ha rivendicato tutta l'operazione architettata contro il direttore di
"Avvenire" (dimessosi oggi): "Noi non abbiamo pubblicato alcuna velina, ma un
documento di condanna. Se c'è una velina è stata diffusa dal Vaticano".
Poi ha precisato che l'idea non è sua, ma di Stefano Cappellini il quale, su "il Riformista", ha scritto, sempre ieri 2 settembre: "E che la velina provenga da un cassetto curiale è ormai
qualcosa più di una ipotesi".
La definizione di "cassetto curiale" è perfetta. (Il titolo del pezzo di Cappellini è "Il Papa e il Papi".
Abbiamo scritto il 16 agosto un post, "Da papi a papa".)
Sin dall'inizio della vicenda di Dino Boffo, abbiamo sostenuto che soltanto da Oltretevere potevano giungere certi input per attacchi contro chi (come lui) si era permesso di criticare il
cavaliere.
Feltri (anzi Cappellini) conferma ciò che l'evidenza dei fatti e la logica deduzione che ne derivava, facevano intravedere chiaramente: ovvero l'esistenza di uno zampino "diabolico" che aveva
mosso certi monsignorini ad architettare il piano messo poi in atto da Feltri.
Feltri era stato appena richiamato a "il Giornale" non per scrivere di letteratura o di sport, ma soltanto per distruggere gli avversari di Berlusconi. Il quale, su altri versanti, ha scelto la
via giudiziaria (con le richieste di danni a "Repubblica" e "Unità").
L'analisi dei rapporti fra Stato e Chiesa, in riferimento alla vicenda di Boffo, è stata ieri compiuta in maniera esemplare da due illustri firme del "CorSera", Vittorio Messori ed Alberto
Melloni.
Il tradizionalista Messori scrive apertamente che la Chiesa di Roma ha dimenticato la virtù della prudenza. A Boffo, dopo la sentenza del 2004, doveva essere chiesto "di defilarsi, assumendo
altre cariche, meno esposte a ricatti e a scandali".
Messori è un perfetto conoscitore della macchina vaticana. Dire questo non significa condividerne le posizioni teologiche, sulle quali invece divergiamo totalmente. Ma significa qualcosa che
l'ultra-conservatore Messori addirittura citi Plutarco per ricordare ai suoi "monsignorini" che sulla moglie di Cesare non possono esistere "ombre, pur se inventate".
Melloni, storico della Chiesa con tanto di cattedra universitaria, usa il termine "imboscata alla Chiesa" a proposito di Feltri, introducendo una lunga ed accurata disamina dei rapporti fra
classe politica odierna ed il Vaticano di Ratzinger (e Bertone).
Interessante è la ricostruzione dei rapporti fra religione romana e Lega lombarda, passata dal dio Po che "faceva ridere" alla "ambizione di Bossi di presentarsi in Vaticano come padrone del
Lombardo-Veneto".
Melloni ha due osservazioni che meritano di essere sottolineate, per non chiudere sin da ora il discorso sulla "oscura vicenda" di Boffo, e per non ridurla al solo protagonista evidente,
Berlusconi.
C'è "un allarme di cui non si riesce a giudicare la portata", ci sono "episodi che si possono sdrammatizzare solo con una lucidità che manca a tutti".
Aiuta a comprendere il senso di queste parole l'editoriale apparso su "Repubblica" il primo settembre, a firma di un altro storico, Adriano Prosperi. Che cita un recente volume di Roberto Pertici
sui rapporti fra Chiesa e Stato dal 1914 al 1984.
Anche Prosperi parla della Lega: "Oggi un partito che ieri vantava il suo paganesimo e adorava le acque del Po si offre come il vero partito cattolico...". E qui ricorda l'illustre precedente del
Mussolini ateo "che sfidava la folgore di Dio dal pulpito".
Tutto ciò dimostra che la situazione grave in cui il nostro Paese è precipitato per colpa di Berlusconi, ha non felici prospettive anche per la lotta di Bossi per prendere il posto del cavaliere.
I discorsi di Fini, come quello drammatico di ieri incentrato sull'evidenza del "killeraggio contro le persone", servono a ben poco. Il suo potere contrattuale sul piano elettorale è quasi nullo.
Può ricevere applausi o battute ironiche come quella di chi lo definisce il futuro segretario del Pd. Ma la sostanza dell'involuzione politica italiana non può essere fermata da quelle buone
intenzioni di cui una volta si diceva che erano lastricate le strade dell'inferno.
Tre considerazioni finali.
Nel ricordato nostro post "Da papi a papa", avevamo scritto il 16
agosto: "Il papi napoletano, considerandosi molto vicino al papa, disprezza la periferia dei parroci dissidenti. E definisce, teologicamente, una bugia ogni pensiero discordante dal suo, che è
Assoluta Verità come quella pronunciata ex cathedra dal pontefice romano".
Sul "CorSera" di oggi G. A. Stella smentisce il titolo attribuito da Berlusconi allo stesso giornale del 2 settembre 1939, "Fantastica operazione umanitaria".
Su "Repubblica" di oggi, G. D'Avanzo ci ricorda che Luca Telese, da poco uscito da "il Giornale" di Paolo Berlusconi, ha pubblicamente raccontato di dossier e schifezze già pronte in quel
quotidiano contro giornalisti di "Repubblica" e loro parenti.
Fonte foto, "Repubblica".
[03.09.2009, anno IV, post n. 251 (971), © by Antonio
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Il berlusconismo si sta sfarinando (senza meriti del Pd...), è soltanto perché ormai "la parola Berlusconi non è più un valore aggiunto". Parola di Giuseppe De Rita ("CorSera", 15.8) che con Aldo
Cazzullo aggiunge: però Berlusconi non è finito, "Uno come lui non si fa abbattere".
De Rita ama i paradossi. Il passaggio obbligato del cavaliere sarà alle regionali del prossimo anno, sostiene.
Non abbiamo compreso se una sconfitta del Pdl alle regionali porterà ad un Berlusconi senza più berlusconismo, oppure ad un berlusconismo senza Berlusconi. Chi sarà il protagonista eventuale
della fase due di questo strano berlusconismo senza Berlusconi: Fini, Casini o Bossi?
Un altro punto difficile da comprendere è quando De Rita sostiene che "il fai-da-te berlusconiano" è un ciclo lungo che (udite, udite!!!) addirittura "risale a don Milani".
Non ci risulta che su don Milani siano state avanzate le stesse ipotesi giudiziarie di cui parla Ferruccio Pinotti nel libro "Cadaveri eccellenti" (2009, p. 52) con un articolo tratto da
"l'Europeo" del 2006, circa certe riunioni alle Bahamas, presente Marcinkus al cui orecchio Roberto Calvi avrebbe sussurrato: "Finanzieremo le attività televisive di Silvio Berlusconi".
La testimonianza di Carlo Calvi, figlio di Roberto, apparsa nel 2002, fu smentita da Fininvest. Pinotti aggiunge che da certi atti giudiziari si ha però "conferma del fatto che il 'banchiere di
Dio' Roberto Calvi - oltre che le banche vicine alla P2 - avrebbe finanziato gli inizi di Berlusconi". Nulla di male per un tesserato della P2. Ma, per tornare a De Rita, ci è difficile
immaginare don Milani a fianco di Marcinkus.
L'intervista di De Rita invita a pensare al dopo. Al dopo crisi. Ed al dopo Berlusconi. E cita come esempio Alcide De Gasperi che nell'inverno fra 1938 e 1939 dice: "Stiamo preparando qualcosa di
nuovo per quando Mussolini cadrà".
Bell'esempio. Ricordando (en passant) che anche De Gasperi ebbe le sue gatte da pelare con il Vaticano. Mentre il Pd non vuole averne. Binetti docet...
[16.08.2009, anno IV, post n. 237 (957), © by Antonio
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Il papi delle feste con minorenni napoletane (di cui ha parlato sua moglie), adesso si crede papa. Ovvero uguale al papa. Ha dichiarato infatti: "Il Santo Padre mi ha onorato [...] con un
riferimento molto importante nella sua enciclica a temi anche da me sollevati".
Non tutti gli italiani gradiscono essere afflitti dal ridicolo imposto loro dal capo del governo. Se un papa cita un argomento (quale?) trattato "anche" da un certo politico, non significa che
renda onore a quest'ultimo.
Siamo in pieno e triste marasma se il capo del governo si permette di giudicare le critiche dei giornali cattolici come effetto del credito dato a parroci "caduti nella rete delle bugie".
Significativa la risposta di un vescovo, Domenico Moganero: "Non è che ai parroci o ai vescovi abbia dato di volta il cervello...".
Il papi napoletano, considerandosi molto vicino al papa, disprezza la periferia dei parroci dissidenti. E definisce, teologicamente, una bugia ogni pensiero discordante dal suo, che è Assoluta
Verità come quella pronunciata ex cathedra dal pontefice romano.
Non ha alcuna giustificazione politica l'arroganza di un capo di governo che, abituato a comandare a silenti esecutori, contrappone i parroci del dissenso al papa che lo onora.
Post scriptum 1. "Il Foglio" di Giuliano Ferrarra (e Veronica Lario in Berlusconi) ha invitato l'on. avv. Niccolò Ghedini a tacere "dopo la sua famosa allusione demenziale" circa il
cosiddetto "utilizzatore finale" di certe puttane di corte... Ghedini è un azzeccagarbugli, non sa incassare con dignità, aggiunte "Il Foglio".
Noi immaginiamo l'on. avv. Ghedini come persona molto più spiritosa di quanto non riesca invece ad apparire. Per questo ci fa tenerezza, e ci piace immaginarlo una sera uscire dai gangheri ed
andare in pizzeria con Giuliano Ferrara, con entrambi impegnati a bere birra con gara finale di rutti "alla faccia sua". Di chi, non c'è bisogno di precisarlo.
Post scriptum 2. Ridicolo o vergognoso il servizio di ieri sera del Tg2 per i 60 anni di sacerdozio di don Pierino Gelmini, con tanto di 'predica' del ministro Maurizio Gasparri?
Ricordiamo che, su richiesta dello stesso Gelmini, egli è stato ridotto allo stato laicale, dopo un'inchiesta avviata dalla procura della Repubblica di Terni. In base alla quale (marzo 2008) è
stato chiesto il suo rinvio a giudizio, per presunti abusi sessuali. Ieri sera Gelmini ha ricordato: De Gasperi mi voleva in politica con lui...
[16.08.2009, anno IV, post n. 236 (956), © by Antonio
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Due grandi giornaliste italiane scrivono sulla "Stampa",
relegate in angolini da rubrica fissa, mai senza un onore di prima pagina. Sono Lietta Tornabuoni ed Alessandra Comazzi.
Oggi le due brave signore trattano di attualità con pungenti osservazioni. L'argomento che accomuna i loro testi odierni, è la crisi della nostra società.
Si va dall'esame della pubblicità televisiva di Alessandra Comazzi ("Donne incontinenti. E puzzano") a quello della "Scuola ignorante" e reazionaria, dove si riversano "pensieri antiquati,
conservatori, formulati da gente incolta che odia le società contemporanee".
Anche Alessandra Comazzi la butta giustamente sul versante politico: "Non pensano alle incontinenze maritali?. Ah, già, gli uomini sono sempre virili, l'esempio viene dall'alto".
E' vero, sempre comunque dovunque: l'esempio viene dall'alto. Da dove pontificano che nella vita e nella scuola è finito il Sessantotto: "sfido, son passati oltre quarant'anni", scrive Lietta
Tornabuoni. Che conclude parlando di "devastazione culturale del nostro Paese".
Le rubriche odierne delle due brave, bravissime signore, meritano un ampio risalto che purtroppo non hanno perché manifestano opinioni molto controcorrente. Comunque, diciamo loro grazie per aver
scritto quei due testi sul numero odierno.
[16.07.2009, anno IV, post n. 201 (921), © by Antonio
Montanari 2009. Mail.]
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E' una mossa presidenzialista, come pensa Marcello Sorgi
sulla "Stampa" di oggi? Il capo dello Stato Napolitano promulga una legge che non gli "piace", il cosiddetto "pacchetto sicurezza". E poi scrive al governo manifestando le sue "perplessità" su
alcune norme contenute in essa.
Accade per la prima volta. Ecco perché Sorgi conclude il suo editoriale sostenendo che è "passo avanti in direzione del presidenzialismo".
Si potrebbe essere d'accordo con Sorgi se il messaggio di Napolitano al governo (presidente del Consiglio, ministri degli Interni e della Giustizia), ed ai presidenti dei due rami del Parlamento,
fosse un atto innovativo con inevitabili conseguenze pratiche. E soprattutto se fosse un gesto rituale, ovvero previsto dalla Costituzione.
No, è un fatto inedito e non vincolante per nessuno. Il governo può ascoltare, oppure restare sordo facendo finta di aver udito le parole del presidente. I cui "avversari" potrebbero persino
qualificarlo come una bizzarria. I suoi sostenitori non hanno materia di diritto costituzionale a cui attingere e con cui giustificare l'inedito messaggio al Paese, attraverso i suoi
rappresentati ed i suoi governanti.
Dunque? Non resta che affidarsi alle sensazioni, tutte lecite beninteso, ma non in grado di trasformarsi in opinioni giuridicamente formate e fondate. Più che un "passo avanti in direzione del
presidenzialismo", il messaggio di Napolitano rischia di creare soltanto confusione.
Il presidente del Consiglio ha sempre dichiarato di non voler dialogare con "questa" opposizione. Non pare disposto a dialogare neppure con Napolitano. Infatti il "retroscena" sulla "Stampa" di
oggi reca il titolo: "Ma Palazzo Chigi non ci sta".
Più che mossa "presidenzialista", sembra una pericolosa retromarcia rispetto allo spirito ed alla lettera della Costituzione. Di cui sinceramente non si sentiva il bisogno.
[16.07.2009, anno IV, post n. 200 (920), © by Antonio
Montanari 2009. Mail.]
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Terribile sfottò di Altan a proposito di Grillo che vuole
entrare nel Pd, e candidarsi alla sua segreteria. Nella vignetta di "Repubblica", Altan raffigura due omini nella sede del partito: "C'è uno che vuole infiltrarsi", dice il primo. Al che l'altro
risponde: "Prendere il numerino e fare la coda".
Ma Grillo non ha il fisico del ruolo per fare la talpa. A favore di che o di chi? Il comico genovese da qualche tempo ha la fissa della politica, e non dice cose grezze o sbagliate. Anzi, spesso
sono cose che rispondono al vero, bisogna riconoscerlo obiettivamente, anche se la sua battaglia è più pubblicitaria che politica.
Grillo è il primo a non credere nella politica. Per fargli un dispetto, mandatelo soltanto per poche ore con un salvacondotto medievale, a presiedere non dico la Repubblica o il governo, ma un
consiglio comunale. Scommettiamo che gli verrebbe da ridire, e se ne scapperebbe a gambe levate.
Il perché è semplice: tra il dire ed il fare c'è sempre di mezzo il mare. Il giochino del "se fossi" dura poco. Ha sbagliato Bersani (vittima di qualche complotto di avversi numi) a sognare un
partito organizzato come una bocciofila. Ma questo non autorizza a credere che chi lava i pavimenti sia in grado di fare pure una lavanda gastrica.
Grillo è nato oppositore. Cerca soltanto di prendere per i fondelli l'intera classe dirigente del Pd. Uno sport troppo facile per essere intelligente. Non per difendere certe situazioni
indifendibili, ma perché demolire significa anche saper costruire.
I comici sono dei formidabili demolitori. Ma più di così non sanno e non possono fare. Ad ognuno il suo ruolo. Soprattutto perché certi politici italiani (sia detto in orizzonte bipartisan) più
che far ridere fanno piangere.
[14.07.2009, anno IV, post n. 199 (919), © by Antonio
Montanari 2009. Mail.]
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Post scriptum. Secondo Google anche lei è Grillo...
Di antonio_montanari
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E' reato meravigliarsi per una sentenza relativa a fatti
del 1996? Quando un giovane di venti anni si arma di coltello da cucina, bussa alla porta della vicina di casa, la butta a terra e le salta addosso, e la poveretta è salvata soltanto dal proprio
bimbo di dieci anni che tira per i capelli l'aggressore. (Come leggiamo sulla "Stampa" di oggi, pagina, 8, "Retroscena".)
L'aggressore fu prosciolto "dalle accuse sulla base di una perizia che aveva dichiarato l'imputato incapace di intendere e di volere" per il preciso momento in cui aveva scelto il coltello,
bussato alla porta della vicina, tentato di violentarla, eccetera.
Un momento alquanto lungo, a rigor di logica. Ma tant'è.
In questi giorni, in casa di quel signore prosciolto per i fatti del 1996, i poliziotti hanno trovato degli appunti riportati integralmente da Fiorenza Sarzanini sul "Corriere della Sera" di
stamani. In essi al punto primo si legge: "Annullamento degli impulsi malefici e dannosi". Ed all'ultimo, l'ottavo: "Carriera politica, serio successo per la comunità".
Nulla possiamo immaginare circa l'"Annullamento degli impulsi malefici e dannosi" (stando soprattutto alla cronaca giudiziaria delle ultime ore), ma esiste la certezza indiscutibile circa la
"Carriera politica, serio successo per la comunità".
L'unico politico che si è permesso di criticare l'affidamento di un circolo del Pd al signore prosciolto per quei fatti del 1996, è stato il prof. Ignazio Marino. Uno scienziato. Tutti gli altri
suoi colleghi di prestigio, che scienziati non sono a quanto presumiamo di sapere, gliene hanno dette di cotte e di crude. Perché credono ciecamente in quell'ottavo punto, "Carriera
politica, serio successo per la comunità". In base al quale tutto è giustificato.
Manca soltanto qualche dotta citazione di enciclica papale, contro il prof. Marino, ma non illudetevi: arriverà.
[12.07.2009, anno IV, post n. 198 (918), © by Antonio
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Conformismo, opportunismo e furbizia. Questo, e soltanto questo, passa oggi il convento della politica, segna il
barometro della società italiana?
"Eppure, ignorata dai media e lontana dai riflettori, esiste un'Italia diversa". Quella di chi fa semplicemente il proprio dovere. Parole di Dario Franceschini in una lettera aperta al direttore
del "Corriere della Sera", a proposito di Giorgio Ambrosoli, ovvero "il coraggio di un eroe borghese".
Caro Franceschini, non so se sarai il prossimo segretario del Pd, ma sia tu sia Bersani sia Marino siete persone degne e capaci di articolare razionalmente un discorso. Il problema è che il
vostro partito si è dimostrato intollerante verso chi pur votando per voi vi ha rivolto legittime osservazioni e lecite critiche in pubblico, o nei giornali o sui blog.
Spiegatelo, voi tre assieme, che non basta discutere nei circoli, che non basta garantire le carriere a personaggi imposti. Ci deve essere circolazione di idee, porgendo orecchio appunto a
quell'Italia diversa, che fa il proprio dovere, e sta lontana dai riflettori. Quell'Italia che non è ignorata soltanto dai media, ma anche dal vostro partito. Perché non ha la tessera di un
vostro circolo.
Alle ultime provinciali ho votato per il vostro candidato, una persona seria ed onesta. Proviene da una precedente esperienza amministrativa dove si è fatto le ossa, e dove non può non aver visto
tanti scambi di favori con l'opposizione, seguendo quel modello (tante volte evocato dal sottoscritto) per cui l'opposizione locale che governa a Roma, qui vive meglio dov'è piuttosto che
occupare i seggi di maggioranza in Comune.
Per aver scritto queste cose, certi amici del Pd di vecchia o recente conoscenza fingono di non vedermi quando m'incrociano per strada.
"Amore mi mosse che mi fa parlare", lo posso fare data la mia vecchiaia. Non pretendo il saluto altrui. Caro Franceschini, mi piacerebbe soltanto che davvero il tuo partito si battesse per
quell'Italia diversa di cui hai scritto stamani sul "Corriere". Auguri a voi, perché sono auguri per noi ed i vostri figli.
[11.07.2009, anno IV, post n. 197 (917), © by Antonio
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