Ha ragione
Luigi La Spina che sulla "Stampa" di
oggi lamenta il vizio politico tutto italiano di "Parlar d'altro". Ovvero di non considerare i gravi problemi della società contemporanea, ma di rincorrere divagazioni tipo repubblica
presidenziale.
Bisognerebbe però che i grandi giornali si chiedessero quali sono le loro colpe in questa situazione. Ci offrono scene e retroscena della vita politica nazionale, al posto dell'antico pastone
romano. Dove molte cose trovavano posto in poche righe.
Adesso, hanno paginoni interi per fatti da nulla.
Forse è venuto il momento di chiedersi seriamente e con umiltà che cosa sia oggi l'opinione pubblica, come venga informata e come la grande stampa indipendente fornisca gli strumenti necessari
per interpretare i fatti e rappresentazioni 'fedeli' della realtà contemporanea.
Forse è troppo comodo scaricare tutta la colpa sui politici. A volte sembra che i grandi giornalisti siano conniventi più che parti terze con la delega a narrare e giudicare per il bene comune.
Non solo per la tiratura della loro testata.
Non viviamo nel paese di Alice, ma molti (politici e giornalisti) tentano di farcelo credere. Purtroppo. Ed i risultati si vedono.
Fonte foto, Stampa.
[22.12.2008, Anno III, post n. 341 (718), © by Antonio
Montanari 2008]
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Domenica 21 dicembre 2008
Attorno alla crisi del Pd ho ballato un'intera estate. Qualcuno non ha gradito. Nulla di male, succede. Adesso che tutti ne parlano, non ho nulla da aggiungere.
Il 9 ottobre richiamavo il fatto come, sul trionfo del pensiero unico nella politica
italiana, i signori dell'opposizione avessero i riflessi molto lenti. Insomma non facevano il loro mestiere.
Quel post, "Mal di stomaco", segnalato in home il 9 ottobre, era cancellato il giorno dopo. Mai successo.
Il punto dolente era forse in un passaggio sul "lodo Alfano". Bene, avevo così la
conferma d'aver visto giusto. De minimis non curat praetor. Soltanto le faccende serie fanno agitare.
La censura, detto bonariamente, mi ha espulso dalla home del giornale da quel 9 ottobre. Per un foglio liberale il fatto
dovrebbe apparire strano.
Peggio sarebbe se la causa fosse "ad personam": non contro il contenuto, ma contro il contenitore, ovvero il sottoscritto. Non mi scandalizzerei neppure se fosse così. Avrei anche una traccia
possibile per arrivare a certi suggeritori. Tra Rimini e Torino non ci sono linee aeree, ma viaggiano egualmente investimenti pubblicitari.
Barbara Spinelli scrive oggi sulla "Stampa" che i "commentatori" sono "facili a scrutare i cedimenti passati, meno facili a scrutare i cedimenti presenti". Ha perfettamente ragione. Elenca i
"vizi del passato che sopravvivono", conformismo, indifferenza, complicità.
Il guaio è che se qualcuno, pur soltanto della periferia di un blog da lettore, vuole sottrarsi a quei vizi, non gli è concesso di farsi ascoltare. Il problema del "lodo Alfano" è una cosa
dannatamente seria. Una legge incostituzionale. Non si può far finta di nulla.
Barbara Spinelli ha scritto oggi in riferimento alle parole di Gianfranco Fini sull'indifferenza degli italiani alle leggi razziali del duce (1938). Ho già osservato che allora vigeva la legge del manganello.
Per questo, resto esterrefatto leggendo, al proposito (e su altre questioni), Riccardo Barenghi che elogia Fini. Anche se poi
conclude di non sapere quanta "buona fede" ci sia nelle prese di posizioni di Fini, e ricordando che ai richiami di Berlusconi Fini si è sempre "adeguato".
Basterebbe soltanto questo aspetto per considerare Fini il "(retro)marcia su Roma", e non un "leader di sinistra nel centrodestra". Purtroppo Barenghi si adegua al folclore di questi tempi.
Luxuria docet. Per non ricordare (seriamente) il massimalista Benito Mussolini...
[21.12.2008, Anno III, post n. 340 (717), © by Antonio
Montanari 2008]
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Avevo pensato al "Cafonal" come nome d'un farmaco per combattere certi
fenomeni di italica inciviltà. Adesso vedo che così è stato battezzato un libro fotografico. I volumi passano, i problemi restano. Anzi peggiorano. Quale medicina ci vorrebbe per curare le
Giustizia nostrana?
"Che ne sarà dei diritti dei più deboli, dei meno protetti, dei disgraziati come noi?". Se lo è chiesto Giuseppe D'Avanzo su "Repubblica" di domenica 7 dicembre 2008.
La risposta arriva oggi da Bologna: 70 mila processi in quella città sono stati cancellati per prescrizione e carenze d'organico (dalle pagine felsinee dello stesso quotidiano).
La risposta io l'ho già data qui, in una pagina in cui concludevo, autobiograficamente,
che oggi in Italia "chi è orfano di protezione può essere offeso impunemente".
Da qualche tempo le cose della Giustizia vanno di male in peggio. In questo paese di Azzeccagarbugli, le due classi nobili della Giustizia, magistrati ed avvocati, si passano la palla.
Ho scritto: se dovessimo stilare una graduatoria della pericolosità sociale, gli avvocati
rischierebbero di finire in testa a tutti, anche a quelli che difendono.
Scambiamoci gli auguri per il 2009. Ma non illudiamoci. "Credete che sarà felice quest'anno nuovo?". Felice sì, forse per pochi
fortunati. Ma per noi che, come dice D'Avanzo, apparteniamo alla categoria "dei disgraziati", che cosa cambierà in meglio in questo tristo Paese?
[09.12.2008, Anno III, post n. 337 (714), © by Antonio
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Di antonio_montanari
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I grandi opinionisti conservatori si sono arresi all'evidenza. Non possono più tacere sugli errori dei loro idoli politici. Ma non
possono neppure andarci giù in modo pesante. Per cui indorano la pillola, tirando loro delicatamente le orecchie. Fingono di elogiarli. Ma poi ne dicono tutto il male possibile. Basta leggere in
trasparenza gli scritti di questi commentatori.
Due esempi, entrambi tratti dal "Corriere della Sera".
Sabato 29 novembre, Piero Ostellino intitolava: "Salvate il soldato Giulio dalla sua intelligenza".
Era in sostanza l'invito al lettore a diffidare dell'intelligenza del ministro Tremonti. Come si ricava dal passo in cui si dice di lui che "come filosofo, i giudizi sono preoccupanti e
preoccupati".
Giovedì 4 dicembre, Sergio Romano pubblicava un fondo dedicato al "Tallone del seduttore", ovvero Berlusconi che aveva sentenziato che i direttori del "Corriere" e della "Stampa" avrebbero
dovuto "cambiare mestiere".
Alla fine Romano componeva un agghiacciante ritratto del nostro capo di governo: un uomo senza stile, incapace di fornire all'opinione pubblica all'opinione pubblica "un modello di serietà,
equilibrio, riserbo e, soprattutto, misura verbale".
Conserveremo questi due articoli come preziose testimonianze dell'involuzione politica italiana. Provocata da chi ha raccolto molti voti nelle urne e molti consensi nei sondaggi proprio perché
rappresenta benissimo l'Italia chiassosa e fanatica che non ragiona sulle cose, ma sbraita offendendo chi non la pensa allo stesso modo. E favorita, questa involuzione, dai grandi pensatori
politici del grande giornalismo conservatore che si nutre di citazioni e di fantasmi del passato.
Di antonio_montanari
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Il
dott. prof. Silvio Berlusconi, noto medico geriatra di Arcore, ha pubblicato uno studio sulla possibilità di far arrivare la durata media della vita a 120 anni.
Il ministro Brunetta studierà i provvedimenti necessari per applicare queste teorie scientifiche.
In divisa sado-maso il ministro Brunetta si aggirerà nei reparti geriatrici, con un frustino che userà per sollecitare i renitenti.
Al personale medico e paramedico sarà fatto obbligo di sottoscrivere un protocollo in cui si dice che la vecchiaia non esiste e che per dimostrarlo basta cantare "Giovinezza giovinezza, primavera
di bellezza".
[03.11.2008, Anno III, post n. 335 (712), © by Antonio
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Di antonio_montanari
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Ricordate le vignette con la didascalia "Senza parole"? Bene, l'ho messa mentalmente sotto la foto della ministra Maristella Gelmini pubblicata dal "Corriere della Sera" di oggi a corredo dell'intervista che le è stata
fatta, e che è riassunta da un titolo che appunto lascia senza parole: "Il mio modello è Obama".
Il testo è ancora più sconvolgente: Obama copia la Gelmini ("Sta proponendo per la scuola americana provvedimenti simili ai nostri...").
La ministra ha dimestichezza soltanto con i luoghi comuni appresi alla scuola del partito ed alla tavola del suo principale. Non sa ovviamente nulla di pedagogia. Le suggeriamo di leggere
l'intervista con Francesco De Bartolomeis sull'ultimo "Tuttolibri". Dove lo studioso novantenne ricorda che la pedagogia "deve lavorare sui ponti che congiungono alla produzione, l'arte,
la scienza, la vita".
La ministra cerca di conquistare consensi con frasi che non hanno fondamento storico, e sulle quali di potrebbero scrivere trattati per dimostrarne la inconsistenza.
Come quella che attribuisce ai sindacati la colpa degli stipendi da fame e della proletarizzazione dei docenti.
Per risollevare le sorti economiche della misera classe insegnante, ci sono due episodi da citare nella storia dell'Italia postbellica. Più di mezzo secolo fa, Amintore Fanfani motu
proprio alzò gli stipendi. Trent'anni fa, i sindacati unitariamente ottennero lo stesso risultato con uno sciopero generale di tutte le categorie dei lavoratori. I quali
compresero l'importanza del ruolo svolto dalla scuola nella società. Fu l'ultima volta.
E la ministra è frutto della cultura aristocratica di chi ha fatto i soldi e se ne sbatte altamente di tutti gli altri cittadini. Perché tutto si compra. Occhio, ragazzi, a non vendervi a questi
signori. (O ad altri che possono apparire sul mercato della politica.)
A proposito di "comprare": "Berlusconi prima ha cercato di comprarmi offrendomi di fare il ministro.... Ma siccome è andato a vuoto, dice che sono un malvagio. La verità è che non sopporta
le persone libere". Firmato Antonio Di Pietro.
[27.10.2008, Anno III, post n. 327 (704), © by Antonio
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