Domenica 1 giugno 2008

Brunetta03g

Rinviata di sei mesi dal Consiglio dei ministri la soppressione dei due terzi dei tribunali militari, prevista per il primo luglio 2008.
Qualche giudice protesta: lì non faccio un accidente, voglio lavorare (leggere "Repubblica" di oggi).
I tribunali militari sono nove: a Roma, Torino, La Spezia, Verona, Padova, Napoli, Bari, Cagliari e Palermo. Ci sono tre corti d'appello, Roma, Napoli e Verona. Oltre ad una procura generale presso la Cassazione ed al tribunale di sorveglianza (fonte: G. A. Stella, "Corriere della Sera").

Nel 2006 la procura generale ha tenuto sei udienze. Uno dei dieci ricorsi esaminati riguardava insulti intercorsi fra un maresciallo ed un brigadiere dell'Arma, così verbalizzati: "Vengo a contarti i peli nel culo", " Sei un coglione" (da Stella, ripristinando filologicamente i testi originali, censurati sul "Corriere della Sera").

Le decisioni del governo forse sono state prese all'insaputa del domatore dei fannulloni, on. Renato Brunetta, e del semplicatore dei casinismi on. Roberto Calderoli?

Ieri il governatore di BankItalia Mario Draghi ha detto che i giovani sono "mortificati da un'istruzione inadeguata". E noi che credevamo che fossero i giovani a mortificare l'istruzione...

A proposito di giovani e vecchi. Un terzo degli italiani non sa che cosa sia il due giugno. Fonte Renato Mannheimer.

Un grande vecchio del giornalismo italiano, Eugenio Scalfari, conclude il suo editoriale di oggi preannunciando un prossimo articolo sul ministro Brunetta e perfidamente citando "un gustosissimo corsivo di Massimo Gramellini, intitolato 'Nel suo piccolo' che sarebbe appunto il Brunetta".
A proposito di quanto ho scritto sopra circa la decisione del governo di rimandare l'abolizione di sei tribunali militari su nove, confesso che mi sono chiesto: se Brunetta era presente, ha elevato alti lamenti?

Napoli. Il musicista Roberto De Simone dichiara: "Davo fastidio" denunciando "l'operazione d'immagine che occultava i guasti della città", per cui "sono stato messo da parte".

[Anno III, post n. 162 (539), © by Antonio Montanari 2008]Brunetta03g

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Domenica 1 giugno 2008
Avevo ragione, il silenzio premia. L'ho scritto il primo maggio scorso, riprendendo a comporre post dopo undici giorni di riposo. Ecco il testo integrale, per i san Tommaso in circolazione, onde non credano che me lo invento ora:


Aprilemaggio2008 Da undici giorni esatti non inserivo più alcun post, nella speranza di vedere cancellare il mio blog dalle graduatorie di Wikio.


In aprile ero al terzo posto nel mondo della "Stampa" e 689esimo in quello dei "top blogs".

Dopo undici giorni di silenzio, anziché non trovarmi più nelle liste (come auspicavo), addirittura ho le quotazioni in salita. Da terzo a secondo per la "Stampa", da 689esimo a 390esimo per i "top blogs".


Morale della favola, il silenzio premia, eccome. Per cui temo le conseguenze di questo post. Anzi mi auguro che mi faccia scendere nel gradimento. Forse più scrivo, più vado all'indietro. Faremo debita prova scientifica.

Oggi ho la prova scientifica di quello che sostenevo, e si è verificato quello che mi auguravo. Più scrivo, e più scendo nel gradimento di Wikio. Olè.

Ero al secondo posto, ora sono al sesto, meglio ancora dello scorso aprile quando sono stato al terzo. Come dimostra questo collage.

Scommessapost1608


La missione prosegue. Scriverò per scendere scendere scendere. Ma ci ho l'alibi, nel settore "Politica" mi hanno messo i signori della Redazione. Mica ho chiesto di entraci io...


Grazie di cuore a chi prova disgusto, e tiremm innanz. 

[Anno III, post n. 161 (538), © by Antonio Montanari 2008]

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Sabato 31 maggio 2008

RiccionemussoliniHo scritto qui che a Riccione è stata cancellata la "via Jan Palach, il martire politico del 1969, uccisosi per protestare contro i sovietici".

Ho chiesto allo studioso che mi aveva fornito la notizia, alcune delucidazioni.

La cosa appare più grave, perché quel "cancellata" di cui mi aveva parlato lo studioso, si riferisce all'iter comunale originale in cui si decise di non battezzare con quel nome una strada.

La Commissione Toponomastica aveva infatti approvato (1969) la proposta di intitolare una via a Jan Palach. Ma la Giunta comunale di Riccione l'ha bocciata! Ovvero il trionfo dello stalinismo puro e duro.

[Anno III, post n. 160 (537), © by Antonio Montanari 2008]

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Venerdì 30 maggio 2008

Napolitano02g Abbiamo sempre di più due Paesi opposti fra loro. Quello ufficiale gestisce cerimonie, dibattiti, corti e cortesie. Quello reale va a catafascio, drammaticamente, su vari fronti. Dalle inondazioni alle corruzioni municipali, alle immondizie che sono lì, quasi fossero piovute improvvisamente dal cielo come minacciose meteoriti. Un fatto inatteso e non voluto.

Tra questi due Paesi la distanza aumenta ogni giorno. In mezzo, resta la pazienza di noi tutti. Che non possiamo far altro che leggere diagnosi giornalistiche spaventose.
Curzio Maltese su "Repubblica" oggi scrive: se per i padri la politica era impegno ed ideali, per i figli è in vendita a cinquemila euro. E cita il vecchio sindaco di Genova, Beppe Pericu, secondo cui "E' una storia di padri e figli e di mancata trasmissione di valori".

Ci diranno i sociologi se le colpe dei figli debbono ricadere sui padri.
Adesso ci accontenteremmo che i politici che appartengono alle aree degli antichi impegni e dei tramontati ideali, non facessero finta di non vedere.
Dice Maltese che i vecchi diessini oggi possono "liberamente odiarsi nel Pd".
Succede non soltanto a Genova, ma pure a Bologna, e chissà in quante altre illustri città. Di cui non si parla sui giornali forse per quella moda della politica "spettacolo" che impedisce una lettura critica delle singole realtà a livello di cronache nazionali.

Sono momenti cruciali per il Pd che sta perdendo ogni giorno di più la credibilità della sua missione, la generosità e la genialità del progetto prodiano.
Litigano tra loro i vecchi diessini, le volpi 'cattoliche' sperano di trarne vantaggio, ma nel gorgo della confusione corrono velocemente anche loro. Anche loro ne saranno travolte.
Anche perché dall'altra riva del Tevere sempre più stretto, ieri il papa ha benedetto le larghe intese fra destra e sinistra, dicendo di gioirne.
Ma questo significa soltanto che lo spazio di manovra dei "margheritini" d'antan, è nullo. O quasi.
La crisi del Pd e della sua componente cattolica, è confermata anche oggi da un nuovo intervento (giustissimo e condivisibile, per carità) del cardinal Bagnasco. Che nel sottolineare l'importanza del ruolo degli immigrati nella nostra società, svolge una funzione supplente sostituendosi all'opposizione di governo. Per cui la Chiesa si fa canto e controcanto, esulta di gioia e bacchetta il governo.
Tutto ciò, sia detto senza offesa e con il massimo rispetto, non s'adatta molto ad una concezione laica della vita politica.

Anche oggi il presidente Napolitano ha auspicato che si faccia "un largo accordo tra tutte le forze democratiche" per le riforme costituzionali.
La formula che ha usato, ci scusi il presidente, è quella dell'epoca in cui in parlamento le forze politiche si distinguevano fra "democratiche ed antifasciste" e le altre che tali non erano oppure non erano considerate tali.

L'augurio di Napolitano finisce per essere un richiamo retorico e vuoto di contenuto, nell'emergenza concreta di un'Italia che va in rovina, con i fiumi che straripano, la corruzione che dilaga anche là dove meno te l'aspettavi, e la minaccia di un colera-bis per la mondezza napoletana con l'arrivo del caldo.

Rifiuti, fiumi, onestà svanita non richiedono nulla dalla Costituzione, ma tutto dalla correttezza di chi governa ad ogni livello.
Brunetta03g Il bravo prof. Renato Brunetta ha entusiasmato gli italiani annunciando di voler cacciare i fannulloni della pubblica amministrazione.
Appartengo ad una famiglia che da quattro generazioni ha lavorato nella pubblica amministrazione. Le frasi come quella di Brunetta le ho sempre quindi ascoltate attentamente. Non sono nuove queste parole del ministro berlusconiano dal dolce sorriso.

Noi abbiamo purtroppo un'Italia che è come la Lombardia di don Rodrigo, dove la gente è qualcuno purché abbia un padrone.
Signor Ministro lei non se ne è mai accorto, evidentemente.
I "protettori" contano, eccome. Soltanto quelli delle donnine però finiscono dentro. Gli altri fanno i loro comodi alla faccia di leggi, decreti e prediche.

[Anno III, post n. 159 (536), © by Antonio Montanari 2008]

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Giovedì 29 maggio 2008

Papa02g "Avvertiamo con particolare gioia i segnali di un clima nuovo, più fiducioso e più costruttivo". Parole di papa, quindi da prendere come oro colato.
Se lo dice lui che dobbiamo gioire per gli ammiccamenti fra Veltroni e Berlusconi, possiamo essere sicuri che ha le sue buone ragioni (non c'entra certo l'eliminazione dell'Ici...).

Purtroppo nella Storia (scusate l'arrogante maiuscola), le ragioni dei papi non sono mai state quelle del popolo o delle plebi come si diceva una volta.
Se il papa-re avesse applicato il Vangelo in casa propria, sai che figura.
Ancora oggi in Vaticano c'è una fitta schiera di gentiluomini dal sangue nobile che fingono e fungono da "camerieri segreti di Sua Santità" nelle sfilate lungo le ampie sale percorse dai pontefici. Insomma quei tipetti come il marchese del Grillo, che speriamo essere oggi senz'altro migliori del personaggio antico interpretato  da Alberto Sordi.

Fatto sta che oggi il papa gioisce, ma nella consapevolezza che per l'Italia le cose vanno molto male.
Infatti ha detto che esiste il problema povertà. Ma ha subito aggiunto due cose.
La prima: la vera «grave emergenza» è quella educativa provocata "dal relativismo pervasivo e aggressivo della cultura contemporanea" (per cui ha bussato a soldi per le scuole cattoliche).
La seconda: la gente ha compreso che ci vuole una nuova politica, quella che fa gioire il papa, e che potrebbe risollevare la nostra sorte verso "una nuova stagione di crescita economica ma anche civile e morale".

Occhei. Ma umilmente vorremmo suggerire qualcosa a quelli che spiegano le cose al papa, il quale poi le proclama apertis verbis: signori monsignori, andiamoci piano con questa "gioia", con questa certezza che tutta l'Italia è unita sotto l'ombrellino che ripara graziosamente Walter e Silvio.

La gente non crede al loro ombrellino, monsignori eccellentissimi. La gente sa che i problemi ci sono. Quelli del pane sono sempre stati i più semplici da risolvere. Quelli politici no. Proprio oggi una veltroniana di ferro come Miriam Mafai elenca su "Repubblica" i problemi che la segreteria del Pd deve affrontare per avere "un proprio, vitale e ricco rapporto con il Paese".
I problemi del pane, santità, la gente li può risolvere andando all'elemosina, che fa grande l'anima di chi dona e fa acquistare beni in cielo a chi allunga la mano. Personalmente siamo non per l'elemosina ma per la giustizia. Ma non tutti quelli che praticano la carità verso il prossimo amano altrettanto la giustizia, perché (politicamente) troppo costosa ed "ingombrante".
C'è chi calza Prada su soglio pontificio e chi ricorda "l'albero degli zoccoli". Bisognerebbe, monsignori, che il titolo di quel film, lo traduceste, al papa tedesco.

Monsignori eccellentissimi, permettono una domanda? Nel "relativismo pervasivo e aggressivo" rientra anche la "bigamia" degli osannati politici di destra?

[Anno III, post n. 158 (535), © by Antonio Montanari 2008]

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Giovedì 29 maggio 2008

Sono cinque i post del blog della Stampa segnalati dalla stessa Stampa in home page durante il mese di maggio.

Ecco l'elenco partendo da oggi. I link sono quelli di Over France. Per Over Italia, l'elenco
è parziale, qui.

29 maggio 2008
Brunetta, il Grande, segnalato


23 maggio 2008
Rotture di Maroni, segnalato


20 maggio 2008
Ventriloqui, segnalato


13 maggio 2008
Moderato senza tetto, segnalato


7 maggio 2008
Bullo figlio di coatto, segnalato


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Giovedì 29 maggio 2008
Il post di ieri sera " Brunetta, il Grande" è segnalato oggi in home della Stampa.
Il post si legge anche su
questo blog e su Over France, a questo link.
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Mercoledì 28 maggio 2008

Brunetta03g Grande è la confusione che regna sotto il cielo d'Italia. Afasico, il capo del governo. In ritirata il governo, per la questione di Rete4. Per la quale sembrava che l'opposizione fosse costituita da visionari impuniti. E per la quale la maggioranza credeva che il "patto tra gentiluomini" (molto inglesi nel gesto e molto trasformisti nella sostanza), stipulato dal cavaliere e da Veltroni, potesse portare ad un silenzio assoluto su quel piccolo particolare del salvataggio di Rete4.

In molti si sono evidentemente sbagliati. Berlusconi nel tentare il colpo gobbo. I suoi fidati uomini di partito nel dire che certi oppositori che si opponevano sic et simpliciter come vorrebbe naturaliter il loro ruolo, erano in preda a vaneggiamenti inconcludenti. Infine qualcuno nel Pd, non sappiamo chi, ma certamente molto in alto.
E questo qualcuno, quando ha visto che la palla la teneva soltanto Antonio Di Pietro correndo velocemente verso un gol irresistibile, allora è sceso in campo pure lui con le scarpette chiodate, ed alla fine tutto è finito bene.

"Il governo toglierà le parti più scandalose del provvedimento" rassicura il deputato del Pd Paolo Gentiloni. Il sottosegretario Paolo Romani ovviamente non può che accusare Romano Prodi. Il quale ha lasciato in eredità il problema affrontato parzialmente e quindi non risolto, della gestione delle frequenze tv.

Signori del governo, è inutile che ve la prendiate sempre con Romano Prodi, ci pensano già i suoi allievi e figlioli spirituali, la vostra è fatica sprecata. E poi non tutti gli italiani sono di corta memoria e di ridotte capacità mentali.

Noi che ci consideriamo moderatamente capaci di intendere e di volere, però sappiamo apprezzare chi è più dotato di noi. Per questo motivo esprimiamo lode, consenso, apprezzamento e giubilo davanti alla frase pronunciata dal ministro Renato Brunetta: "Io sono un bravo professore".

Temporibus illis ci avevano insegnato che debbono essere gli altri a giudicarci. Ma fa egualmente bene il prof. Brunetta a considerarsi un ottimo docente: ricorrendo a quel vecchio principio politico che si chiamava autodeterminazione. Che una gentile signora mia concittadina, avvezza a scrivere versi, traduceva in questa affermazione: "Sono un'ottima poetessa, non me lo dice nessuno, e me lo dico da sola".
Mia nonna Lucia avrebbe aggiunto: "Ch si loda s'imbroda". Renato Bunetta non per merito suo fa anche tenerezza con quel suo dolce sorriso che non tutte le persone di non eccessiva statura hanno dipinto sul viso. Pensate un po' al ghignetto fanfaniano.

Grande è la confusione che regna sotto il cielo d'Italia, dicevamo all'inizio. Ma fortunatamente abbiamo un "grande" ministro che simpaticamente autocertifica la sua sapienza. Quale altro Paese europeo potrebbe vantare questo primato?

Assieme a quello della nuova inchiesta giudiziaria delle "mani sporche", nel senso che si parla di immondizie. Chi va al mulino s'infarina... e proseguite voi. Perché sembra che le "balle" non fossero soltanto quelle piene di rifiuti buoni o cattivi, ma pure quelle che certuni raccontavano agli altri per non rifiutare i rifiuti, anzi per considerarli benvenuti.

[Anno III, post n. 157 (534), © by Antonio Montanari 2008]

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Martedì 27 maggio 2008

A Roma si pensa alla intitolazione di strade a Craxi, Almirante e Berlinguer, dopo il primo tentativo di proporre soltanto quella del segretario dell'Msi.

Per contrapposizione mi torna in mente la notizia che mi ha dato tempo fa uno studioso di Riccione. Dove è stata cancellata la "via Jan Palach", il martire politico del 1969, uccisosi per protestare contro i sovietici.

In cambio a Riccione non si dimenticano di un suo illustre villeggiante del passato, il cavaliere Benito Mussolini che nella Perla Verde si fece costruire una villa, alla quale è adesso dedicato un libro, "Una finestra su Riccione".

Di questo volume non posso parlare spassionatamente perché sono molto amico di una delle autrici, Nives Concolino; del presentatore ufficiale alla manifestazione organizzata dal Comune, il prof. Giorgio Tonelli; dell'assessore alla Cultura ed alla Pace del Comune di Riccione Francesco Cavalli; e dell'editore del testo, Mario Guaraldi (che in passato ha pubblicato anche un mio piccolo libro, "Anni Cinquanta").

Tonelli è docente di "Teorie e tecniche del linguaggio radiotelevisivo" all'università del Molise, e giornalista Rai della sede di Bologna, da dove di solito intervistava Romano Prodi.
L'ho conosciuto nel 1982 presso la redazione del settimanale diocesano riminese "il Ponte", del quale suo fratello don Giovanni Tonelli era redattore capo, prima di diventare direttore, carica che conserva tuttora. Nives Concolino è redattrice dello stesso settimanale.
Alla curia riminese fa capo anche un'emittente radiofonica e televisiva, che era 'governata' dall'assessore Francesco Cavalli, e che fino a poco tempo fa è stata diretta da una gentile signora figlia di miei 'vecchi' colleghi, fresca deputata nel Parlamento italiano.
L'editore del volume "Una finestra su Riccione", Mario Guaraldi, è un personaggio famoso nel mondo della cultura italiana, soprattutto per i suoi antichi trascorsi imprenditoriali nel settore dei libri a partire dal 1971. Ora anche lui è docente universitario ad Urbino. Oltre che componente del consiglio di amministrazione del settimanale della Curia di Rimini, "il Ponte". E fans di Rosy Bindi.
Come si vede sono tutte persone importanti e note. Per cui merita la segnalazione della loro iniziativa editoriale.


Forse Francesco Cavalli potrebbe spiegarmi le motivazioni che hanno spinto il Comune di Riccione a cancellare Jan Palach dalla toponomastica locale.
Se ne ha voglia (e se glielo fanno sapere) può scriverne anche in un commento al mio post.

L'ultima volta che ci siamo incontrati, l'anno scorso in centro a Rimini, era una giornata talmente buia che mi faceva apparire più invecchiato di quanto non lo sia nelle giornate di sole, per cui non mi ha riconosciuto, né io ho voluto disturbarlo essendo lui in compagnia della signora.
Così è successo anche con la neo-deputata, però in giornate di sole, ma lei correva in bici verso il Comune dove allora era assessore.
Con gli altri che ho nominato, i fratelli Giovanni e Giorgio Tonelli, l'editore Mario Guaraldi e la scrittrice Nives Concolino, le cose sono andate meglio ed abbiamo avuto sempre cordiali incontri. A tutti complimenti ed auguri.

[Anno III, post n. 156 (533), © by Antonio Montanari 2008]

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Lunedì 26 maggio 2008

05042008stampaNotizia freschissima: la mia città Rimini è al primo posto in Italia per l'integrazione (dato ricavato da: percentuale matrimoni misti; livello di educazione stranieri; scolarizzazione bambini stranieri).

Ma è al 22° per la "diversità", ed al 12° per il suo atteggiamento verso i gay.
L'indice di tolleranza che si ricava sommando questi tre dati, la pone al quinto posto fra i 103 capoluoghi di provincia.
Però se facciamo la somma di classe creativa, capitale umano e talento scientifico, si arriva soltanto al 21° posto. Per la "tecnologia" siamo dodicesimi. Non so se questi due ultimi dati abbiano relazione con quello della "integrazione.

Dunque, siamo una città «antica e aperta» come la definì un illustre studioso, il compianto prof. Giancarlo Susini, docente di Storia all’Università di Bologna. 
Adesso accantoniamo un attimo le indagini sociologiche come quella che ho citato (e che è prodotta dalla rivista ‘Arel’ diretta da Enrico Letta, espressione dell’agenzia di ricerche e legislazione fondata da Beniamino Andreatta).

Limitiamoci a dati di cronaca riproposti recentemente: e che riguardano la malavita nel settore della prostituzione.
In breve, si racconta ancora la leggenda metropolitana che tra 1998 e 2004 la prostituzione era praticamente scomparsa dal lungomare di Rimini (per merito del sindaco di allora e del compianto don Oreste Benzi), per poi ritornarvi improvvisamente nel 2005.

Ecco: quando in indagini serie si riportano ancora oggi (ho sotto gli occhi i quotidiani del 22 maggio 2008), queste "leggende" che corrono il rischio di essere ribattezzate balle, si ignorano sfacciatamente i dati più drammatici delle varie commissioni antimafia, dei vari magistrati che a livello nazionale studiano e perseguono i reati legati al mondo della prostituzione e dello spaccio, si fa finta di ignorare un fenomeno tutto locale, cioè il profitto edilizio se così si può chiamare: alti costi per affitti e vendite, dato che c'è chi ricicla qui il denaro. Tutti lo sanno, lo mormorano, ma solo l'antimafia lo dice apertamente, un giorno all'anno o al biennio, e poi tutti fanno finta di niente.
Non interessa nulla la salvaguardia del perbenismo con il lungomare libero quando di fanciulle a pagamento erano pieni certi locali da visite della "buon costume".

Se "I temi di riflessione non mancano", come sostiene oggi lo storico Massimo L. Salvadori in  conclusione di un pezzo ("La sinistra e le crisi politiche") pubblicato da "Repubblica", allora uno dei temi del Pd che governa Rimini potrebbe essere proprio questo, al di là dei dati statistici apparsi oggi: quale legame c'è fra l'integrazione e la diversità in una città che non è soltanto una dei capoluoghi delle province italiane, ma ha tutta una sua dinamica, tipica ed oscura (lavoro nero, evasione fiscale, riciclaggio, ecc.)?

Come ho già osservato qui sopra, l'unico dibattito pubblico della campagna elettorale del Pd riminese, è stato sulle "parole da salvare" dal nostro dialetto, per tramandarle dai nonni ai nipoti.

Quindi da un canto ci sono le leggende o balle sui fenomeni gravi che scompaiono magicamente, e dall'altro le vanità un po' crepuscolari sul "dialetto da salvare". Nel mezzo restano i "fatti" che nessuno sembra abbia voglia di prendere in considerazione.
Si sta perdendo tempo prezioso, non tanto a favore dell'opposizione, ma per uno sviluppo ordinato della città. L'opposizione romana non fa paura. Il modello Rimini è forte. Alle ultime comunali (2006) il centro-sinistra ed An hanno sottratto a Forza Italia il 52,13% dei voti.

Ripeto quanto ho già scritto qui: dietro a tutto ciò sta un compromesso politico per nulla segreto, con due assessori all'edilizia defenestrati perché contrari al troppo cemento, e poi un bel risultato elettorale. Se una fetta del Polo vota per il Centro-sinistra, è segno che con la sua precedente amministrazione il Centro-destra (od almeno una sua parte) non se l'era poi passata così male. Poi, nel luglio 2006, l’ex candidato sindaco del Polo decide di non votare contro la giunta ma di astenersi sulle linee programmatiche del governo cittadino.

L'ho chiamato "modello Rimini". Osservando proprio un anno fa che forse esso non dispiaceva ai Ds nazionali.
Purtroppo i fatti mi stanno dando ragione. Veltroni ha condotto tutta la sua campagna elettorale confidando che si ripetesse il miracolo di quel modello. Adesso il miracolo sta nel fatto che Veltroni fa l'occhio dolce a Berlusconi. Modello rovesciato, inciucio assicurato?


[Anno III, post n. 155 (532), © by Antonio Montanari 2008]

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