Sabato 30 gennaio 2010 6 30 /01 /2010 15:29
Bertolaso: io ministro? Ma che ne pensa il Quirinale?

Bertolaso_30012010


Berlusconi crede di poter fare e disfare nel governo come pare a lui, e senza rispettare la Costituzione. Ieri ha promesso di nominare Bertolaso ministro, da sottosegretario che è.

Oggi pomeriggio con grande rispetto delle questioni formali, Bertolaso dichiara: "Sappiamo che le nomine non le fa il primo ministro ma il capo dello Stato: bisognerà vedere cosa ne pensa il nostro presidente della Repubblica".

Il problema sta tutto qui. Alla correttezza di Bertolaso si contrappone la solita concezione proprietaria della politica che il premier dimostra. Per fare vedere a tutti che in Italia comanda lui.

Ma questa volta un sottosegretario ha tirato per la giacchetta il cavaliere, per suggerirgli di pensare che c'è pure il Quirinale. Non per scalarlo, ma per ascoltarlo. Così vuole la nostra Carta fondamentale.

Brambilla_01.10

Ovviamente la signora Brambilla ha accettato, quando è stato il suo turno, la promozione a ministro, con devozione e gratitudine. Certi doni non si possono rifiutare, se si è delle vere signore. Si offenderebbe chi ve li reca. E non sta bene inimicarsi un primo ministro, anche se italiano.

Governative

[30.01.2010, anno V, post n. 37 (1128), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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Sabato 9 gennaio 2010 6 09 /01 /2010 16:31
Gara a chi la dice più grossa: troppo buoni, troppe tasse, troppi bambini immigrati. Siamo un Paese esagerato?

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Bono Taliano. Lo scrivevamo pochi giorni fa. Parola di ministro degli Interni (meglio non farlo vedere agli Esteri...): "Siamo troppo buoni con i clandestini".
Una graziosa giornalista (Marina Valensise, "il Foglio") stamani su RadioRaiTre ha spiegato che prima di cacciare gli immigrati è meglio cacciare la camorra dal Sud.

Ormai è un'idea fissa. C'è chi spara con le armi sui "negri", c'è chi fa sparate retoriche (che preparano psicologicamente gli altri che usano le armi: succede sempre, purtroppo...).

Documentiamoci. Si diventa clandestini anche così: "Se entro sei mesi non riesci ad ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno". Dunque, "diventa illegale anche chi illegale non è" (Shukri Said, di "Migrare", "l'Unità" di ieri). Tutto merito della legge Bossi-Fini. Fratelli siamesi separati dopo lunga convivenza politica more uxorio. Adesso il secondo è un campione di democrazia. Intanto gli ultimi della Terra diventano sempre più ultimi. Notizie di queste ore.

Il ministro Maroni è in buona compagnia. Altro giro, altra sparata. Ministra Gelmini: vuol dare un tetto ai senzatetto? NO, un tetto (del 30%) ai bambini stranieri nelle nostre scuole. Potere delle parole. Ridicolo dei fatti. Dramma vero di persone vere. La nostra è una politica finta, una recita: "Taglio le tasse", promette il premier.

A chi? E con i soldi di chi funzioneranno i servizi sociali? Taglierà le tasse a chi guadagna di meno, che così pagherà di più il pane e la pasta, mica la barca, con l'aumento dell'Iva preteso da Tremonti.

Insomma,  siamo troppo buoni, abbiamo troppe tasse, ci sono troppi bambini immigrati nelle classi delle scuole. Siamo un Paese esagerato?

[09.01.2010, anno V, post n. 12 (1103), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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Mercoledì 6 gennaio 2010 3 06 /01 /2010 18:18
Beniamino Placido fu arguto ed elegante maestro di letteratura e di critica televisiva

Beniamino_placido


Beniamino Placido da tempo non si leggeva né si ascoltava. Chi ha il mal del carta come il sottoscritto, lo ricorda quale maestro efficace, arguto, chiaro, elegante di interpretazioni delle pagine scritte e delle immagini televisive, per cui ogni sua riga o parola lasciava qualcosa in quel deposito indistinto che naviga tra memoria e coscienza. E grazie al quale non sai mai, quando giudichi una cosa od una persona, chi devi ringraziare per averti insegnato quel "qualcosa" che è invece "tanto".

Siamo pieni di debiti verso persone che abbiamo letto, ascoltato, amato con quella passione che è non un frutto dei sensi ma di un'attenzione giudicata sempre, e non soltanto oggi, pericolosa. La carta fa paura.

Avevo pochi mesi quando nel gennaio 1943 arrivò la polizia in casa per perquisire la stanza del fratello di mia madre, Guido Nozzoli, arrestato a Bologna sotto le armi: cercava i "libri proibiti" come il "Tallone di ferro" di London o "La madre" di Gor’kij che peraltro venivano venduti anche sulle bancarelle. L'imputazione che portò alla sua cattura era di "attività politica contraria al regime" mediante volantini intitolati "Non credere, non obbedire, non combattere". Una copia era stata data anche ad una spia dell'Ovra...

Placido aveva una virtù in più rispetto a tanti altri scrittori. Non posava mai, non amava atteggiarsi al sapiente che fa cadere dall'alto le sue conoscenze, amava ed armeggiava l'ironia con quel tono che soltanto certi meridionali sanno adoperare nell'esporre le loro idee ed opinioni.

Placido mi perdonerà una divagazione. Di recente, per un convegno milanese, si è discusso del settimanale "il Mondo". Nella nostra città circa mezzo secolo fa (primi anni '60) lo si poteva acquistare soltanto alla stazione ferroviaria. Cominciammo a leggerlo allora, quando salivamo in treno per andare all'Università di Bologna. Anche verso quei giornalisti e scrittori dobbiamo dichiarare un debito, per tante cose analizzate e scoperte nell'Italia soffocante (sia tra molti laici sia tra quasi tutti i cattolici) che minacciava le fiamme dell'inferno se si leggevano certi giornali o certi libri...

[06.01.2010, anno V, post n. 6 (1097), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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Martedì 5 gennaio 2010 2 05 /01 /2010 16:41
Napolitano e Fini uniti da De Nicola contro il "particulare" della politica del cavaliere

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Il monarchico Enrico De Nicola che fu primo capo dello Stato (capo "provvisorio"), è stato commemorato a Napoli da Gianfranco Fini. Che lo ha preso ad esempio per un modello di quella coesione nazionale di cui si sente oggi il bisogno.

C'è qualcosa di grande e vero nel ricordo dei personaggi del passato, ma c'è anche la tristezza di dover dire, oh mio Dio quanto siamo caduti in basso, ovviamente senza riferirci né a Fini né a Napolitano in primis.

Napolitano, che quei tempi li ha vissuti, ha detto: "Senza l'apporto risolutivo di Enrico De Nicola è difficile immaginare quale avrebbe potuto essere la sorte del Paese sconfitto e diviso".

Un discendente di casa Savoia che oggi fa il clown in tivù forse è l'immagine più vera dei nostri tempi, con un presidente del Consiglio che all'estero considerano un buffone ("Da eroe a buffone" ha intitolato di recente il "Times" di Londra...).

Il monarchico De Nicola tenne a battesimo la Repubblica, ma nessuno lo aggredì mai rimproverandogli la scelta al referendum istituzionale. Attorno  a lui si formò una leggenda che ne sottolineavano il carattere difficile e l'attenzione al rispetto delle regole. Non per nulla Napolitano ha citato il "formalismo" rimproverato a De Nicola, difendendolo come "correttezza e rigore nell'esercizio del proprio ruolo e dei propri poteri".
In una parola era la dignità del servitore dello Stato che si traduceva nel rispetto delle regole comuni.

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Nella foto, a sinistra, Alcide De Gasperi che è stato capo dello Stato dal 12 giugno 1946 al primo luglio quando subentra De Nicola (a destra) eletto il 28 giugno, ed un giovanissimo Francesco Cosentino, segretario generale della Camera dei deputati, qui ritratto al centro dell'immagine.

[05.01.2010, anno V, post n. 5 (1096), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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Lunedì 4 gennaio 2010 1 04 /01 /2010 17:28
Dai re magi ai maghi dell'oroscopo, è lungo il cammino



Immaginare che il ministro Tremonti intimamente fremesse di gioia per il discorso pontificio contro maghi ed economisti accomunati da sì alta condanna, poteva esser frutto di ironica lettura dei fatti. Ascoltare poi l'intervento dello stesso ministro che ancora più del solito si prende sul serio quando parla, è stata una doccia fredda in cui non si sperava ma che intimamente temevamo.

Tremolnti_esulta

Ebbene sì, Tremonti è come la sua caricatura. Lo si poteva immaginare mentre pensava di essere "a cavallo" (un po' simile profeticamente al papa ed un po' giudice per il rogo dei "colleghi" economisti). Ma non si sperava che lui stesso desse ragione ai nostri timori irriverenti.

I nostri antenati guardavano al cielo, vedendo in esso non l'oroscopo pagano dei nostri giorni. Nel presepe ci sono i tre magi o maghi che condotti dalla stella arrivano al Salvatore in una stalla. Il cielo degli antichi parlava la lingua del volere divino.

Oggi un raffinato teologo spiega da San Pietro che il futuro è nelle mani di Dio, non in quelle di maghi ed economisti, per dire quello che è punto cardine delle fedi. Ma non c'è nulla di nuovo, anzi ci manca qualcosa, il senso del dolore della storia: il papa tedesco sa che il sacrificio degli Ebrei, il dolore delle guerre con le loro vittime innocenti non possono non pesare sulla coscienza degli uomini, ma tutto ciò non può non inquietare anche sotto il profilo del discorso teologico: "Perché, perché, perché?".

Nella storia si rinnova il dramma di Cristo sulla Croce: "Padre, perché mi hai abbandonato?". Non si tratta di uscire sbattendo la porta dall'edificio della Chiesa. Si tratta di chiedersi, con il cuore inquieto, "perché, perché, perché" tutto quanto accade ed è accaduto. Non c'è risposta?

Benissimo, l'augusto teologo può rispedire al mittente tutte le domande di questo mondo. Che in altri tempi aprivano le porte del carcere o la salita sul rogo per chi veniva ritenuto in sospetto di eresia. Ma non può ricordare assieme maghi ed economisti, se ci si concede il diritto di parola: è un'operazione talmente strana che ha persino convinto un tipo come Tremonti a vantarsi di pensarla come il papa...

No, il futuro non è nella mani degli economisti. Ma il passato anche recente ha qualche buco nero nella storia del papato che il Vangelo stesso obbliga a ricordare: "Il tuo parlare sia sì sì, no no. Tutto il resto appartiene al demonio". Anche il corpo di quel signore italiano trovato impiccato nel 1982 sotto il ponte di Frati Neri a Londra? Detto en passant, non era un mago.

[04.01.2010, anno V, post n. 4 (1095), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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Domenica 3 gennaio 2010 7 03 /01 /2010 16:43
Craxi finì da esule anzi latitante, non sul rogo come Giordano Bruno


Moratti_blo03.01.10


Signora Moratti, lei ha paragonato Bettino Craxi a Giordano Bruno, soltanto per una questione di toponomastica cittadina.

Bruno lasciamolo al ricordo di quel rogo che dovrebbe dire tante cose anche alle persone contemporanee. Per Craxi vale quanto si chiede in prima del "CorSera" Luigi Ferrarella: "Le sentenze son carta straccia?".

Bruno fu vittima della religione, che (come ha scritto di recente Margherita Hack) ancora oggi fa uccidere nel suo nome in molte parti del mondo.

Esule anzi latitante Craxi non è finito come Bruno, ed il paragone non regge. Peccato che a farlo sia stato il sindaco di una città che nella sua storia passata ebbe il ruolo di grande capitale dell'Illuminismo. Cambiamo i tempi, a quelli dei Lumi seguono quelli dell'Enel.

[03.01.2010, anno V, post n. 3 (1094), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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Domenica 3 gennaio 2010 7 03 /01 /2010 13:44
Tremolnti_esulta

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Sabato 2 gennaio 2010 6 02 /01 /2010 14:29
Volti nuovi al femminile, mentre chi ci regge gira nella giostra delle "riforme"



Ventata di voci femminili sul mondo politico italiano. Frutto dell'effetto-feste, per cui tutti si scambiano auguri e pareri? O progetto politico nuovo?

Da destra s'affaccia Renata Polverini per la carica di presidente della Regione Lazio. Elogia non soltanto la collega Carfagna ma la nemica Bindi. Assolve in blocco Gasparri, Cicchitto, La Russa, Bondi con uno spirito di partito che lei nasconde dietro una formula magica: "Ho buoni rapporti con tutti. Mi baso su un comportamento educato". I maschi del partito comandano. Occorre tenerseli buoni.

Da sinistra le è stata contrapposta da alcuni sostenitori Loretta Napoleoni, economista romana che vive a Londra. Lei non si sottrae: "Non posso dire mobilitiamo la società civile e poi ritirarmi se mi tirano in campo". Ha un programma semplice: "Occorre una pulizia generale, come le pulizie di casa", buona gestione e risparmio.

Nadia_urbinati


Sullo sfondo della nostra memoria personale, c'è una terza signora che ricordiamo non soltanto perché concittadina: Nadia Urbinati. Insegna Teoria Politica presso il Dipartimento di Scienze Politiche alla Columbia University. Il 28 dicembre 2009 ha scritto su "Repubblica" una nota dedicata alla "retorica" delle cosiddette riforme.
Essa finiva con un avvertimento significativo: "Occorrerebbe aver il coraggio di dire che occorre conservare, non riformare: l'Italia ha urgente bisogno di conservare lo stato di diritto e il governo della legge".

Era una risposta anticipata al discorso di Giorgio Napolitano che la sera del 31 dicembre ha detto agli italiani che essi hanno bisogno di molte riforme, tra cui quelle istituzionali e della giustizia che "non possono essere ancora tenute in sospeso, bloccate da un clima di sospetto".

Il 16 maggio 2008 qui abbiamo parlato di "carota delle riforme". Lo scorso 22 dicembre 2009, ci siamo permessi di dire che la parola "riforme" è ormai logora. Ci si scusi se anziché plaudire al Colle, come buona educazione vuole, sottoscriviamo l'opinione di Nadia Urbinati. La sua regola semplice "conservare lo stato di diritto e il governo della legge" appare talmente rivoluzionaria nel marasma odierno, che è accantonata in un pericoloso dimenticatoio.

Finita la festa con brindisi e fuochi d'artificio, restano i problemi. Napolitano ha avvertito: si può cambiare la Costituzione: sì, ma nella seconda parte, mentre il governo vuole cambiarla nella prima. Il cosiddetto "premierato" con più poteri al capo dell'esecutivo, però è già stato bocciato dal popolo nel referendum del giugno 2006. Allora di che cosa si vuol parlare?

Si corre il rischio che l'Italia del 2010, tutta fremente per queste fantasmagoriche riforme, sia come il regno di Fagiolino che, nel teatro dei burattini, invoca: "Maestà, il popolo ha fame", ricevendo l'augusta risposta di "suonare mezzogiorno".

[02.01.2010, anno V, post n. 2 (1093), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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Mercoledì 30 dicembre 2009 3 30 /12 /2009 17:18
Vittorio Emiliani accusato da Gasparri di scrivere cose false. Invece sono vere



Vittorio Emiliani ha scritto che l’ex sacerdote Pierino Gelmini è stato «rinviato a giudizio per abusi sessuali». Il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri accusa Emiliani di aver scritto il falso, precisando: "Emiliani è noto per la faziosità, la scarsa professionalità. È giustamente accompagnato da una diffusa e più che giustificata disistima".

Ribatte Emiliani, a ragione, che "risale addirittura al 2007 il rinvio a giudizio nei confronti di Pietro Gelmini detto Pierino, [...] ridotto allo stato laicale dopo le note accuse".

Le questioni di stampa, non sono fatti privati. Non si tratta di stimare Emiliani. Si tratta soprattutto di:
1. constatare lo stile violento usato da Gasparri per negare una notizia vera;
2. sottolineare come il comportamento di Gasparri non risponda appieno al dettato dell'amore predicato da Berlusconi.

[30.12.2009, anno IV, post n. 370 (1090), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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Mercoledì 30 dicembre 2009 3 30 /12 /2009 16:17
Siamo il Paese dell'amore, ma un handicappato senza braccia sul treno...



Per credere quanto amore sia imposto dallo Stato ai suoi cittadini secondo il verbo berlusconiano, leggete l'articolo di Shulim Vogelmann, scrittore ed editore israeliano, su "Repubblica" di oggi.

Riporto soltanto il titolo:
"Privo di biglietto perché impossibilitato a farlo mostra i soldi al controllore. Ma viene costretto a scendere dalla polizia ferroviaria
Quel ragazzo senza braccia sul treno dell'indifferenza".

Per la serie d'anteguerra "Bono Taliano, bono Taliano".

[30.12.2009, anno IV, post n. 369 (1089), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

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