Friday 24 february 2012
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In uno spot tv, la mamma di Garibaldi si lamenta per telefonino con un'amica: il figlio passa un momento difficile mentre sta
facendo l'Italia unita, e "risponde". Le madri di una volta, pretendendo un'infallibilità pedagogica d'origine sovrannaturale, imponevano ai loro bambini di "non rispondere", e di "obbedir
tacendo" ai loro ordini, come i Carabinieri. L'esemplare politico europeo più noto tra queste madri padrone, sopravvissute ad ogni cambiamento generazionale e pedagogico, è la cancelliera
tedesca, signora Angela Merkel, che anche recentemente di rospi ne ha fatti ingoiare parecchi ai suoi colleghi europei.
Ma si sa com'è la Storia. Si prende le sue giocose vendette. Così, pure la signora Merkel ha dovuto subire uno schiaffo morale con le dimissioni di Christian Wulff presidente della Repubblica
tedesca dal 30 giugno 2010, e suo protetto. La stampa del suo Paese da tempo aveva cominciato a parlare di Wulff per certi piccoli ma numerosi favori ricevuti, per presunti intrallazzi ed accuse
di abuso di potere. Wulff avrebbe fatto anche una telefonata poco simpatica e gentile al direttore di un settimanale molto diffuso, "Bild", invitandolo a non parlare più di lui. Alla discesa in
campo della Magistratura, con la richiesta di togliergli l'immunità per indagarlo, il presidente Wulff si è fatto da parte.
Per la cronaca erano le ore 11 di venerdì 17 febbraio, giorno in cui i quotidiani italiani si dividevano tra due argomenti scottanti: i vent'anni dall'inizio di Tangentopoli e la relazione
presentata dal presidente della Corte dei Conti, secondo cui la corruzione dilaga in Italia al costo di sessanta miliardi l'anno. A rallegrarci ancora di più c'era la notizia che da noi negli
ultimi nove mesi l'occupazione giovanile è calata di 80mila posti. A renderci seri c'erano i confronti con gli altri Paesi europei, con l'elenco di quanti, travolti da scandali, avevano mollato
l'osso. Il ministro della Difesa tedesco, ad esempio, reo soltanto di aver copiato la tesi di laurea, s'era dimesso. Da noi forse lo avrebbero fatto salire in una prestigiosa Cattedra.
Lo stesso giorno 17 febbraio usciva ne "l'Espresso" un editoriale del cardinal Gianfranco Ravasi sul lavoro. Vi si legge tra l'altro che creano sdegno "l'arroganza dei detentori di patrimoni
immensi o di compensi spropositati, talora ottenuti in modo scandaloso, e persino con un vero e proprio furto", e "l'impudenza impunita dell'evasione fiscale e della corruzione". [Anno XXXI, n.
1070]
Antonio Montanari
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"il Ponte", Rimini, settimanale, 26.02.2012
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Friday 17 february 2012
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Rascel cantava "È arrivata la bufera". Adesso c'è il blizzard. Diceva Carosone "Tu vo fa l'americano". Amiamo l'imitazione di
cose forestiere. Blizzard è parola inglese, ma tutti l'hanno pronunciata come si scrive. Non siamo poliglotti, e facciamo la figura dei polli. Tra cui mi colloco: nelle dirette televisive non ho
visto mai quello che, in casa Fazio, ha detto l'illustre meteorologo Mercalli: davanti alla Biblioteca Malatestiana di Cesena ci sono 170 cm di neve.
Come per il blizzard di sua maestà, le cose sono andate un po' allo stesso modo circa il discorso del nostro presidente del
Consiglio. Intervistato da "Time", ha trattato vari temi. I giornali li hanno capiti in una maniera, lui forse (forse, ripeto) sottintendeva ironicamente qualcos'altro. Un esempio: "Spero di
cambiare la cultura e un certo modo di vivere degli italiani". Monti però ha anche aggiunto: "La politica quotidiana ha diseducato gli italiani".
Monti usa un vecchio trucco da acuto filosofo, quello di nascondere in un aggettivo il botto finale che si crede di trovare
soltanto col punto della frase. Non ha voluto criticare la Politica in sé, ma quella da noi praticata. Erano i giorni in cui l'antica pietà verso i defunti si rivelava osceno paravento per
finanziare partiti estinti, e soltanto grazie ad un senatore (da nominare cavaliere della Repubblica), accusato di aver fatto sparire qualcosa come tredici milioni di euro.
I quotidiani hanno semplificato: Monti vuole cambiare gli italiani. Hanno preso la scorciatoia più facile per creare paginoni
in cui si sono lette anche belle verità. Severgnini sul "CorSera" ha scritto che da noi c'è tanta gente che non meritava di diventare lo zimbello del mondo. Aggiungo: le cose più interessanti su
Monti ed i suoi ministri, di recente le hanno scritte dei giovani lettori della "Stampa".
Margherita Fabbri, 29 anni, economista fiorentina in trasferta dal 2008 (Belgio, Perù, Usa), ha detto alla signora Cancellieri
(secondo la quale i nostri ragazzi sono mammoni): ai giovani "da anni non viene offerto non solo un briciolo di possibilità, ma neanche un minimo di rispetto (e la sua dichiarazione ne è una
prova)". Sergio Sulmicelli, 17 anni, studente siciliano, è andato al sodo sulla bellezza della mobilità sostenuta da Monti: lo Stato "deve garantirci la possibilità al lavoro" e deve cambiare la
Scuola, con "un impegno maggiore sul fronte delle competenze e delle conoscenze", e più fondi alla ricerca. [Anno XXXI, n. 1069]
"il Ponte", settimanale, Rimini, 19.02.2012
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Thursday 9 february 2012
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Forconi e forchette
Trent'anni fa la cronaca era questa: "Milano è da bere, l'Italia da rubare". Per vent'anni fa un titolo dice: "Politici corrotti". Cito da "La Patria, bene o male", libro di Carlo Fruttero e
Massimo Gramellini (2010). Per il 2005 c'è un ritratto angosciante del nostro Paese, dove tutti oramai puntano esclusivamente alla ricchezza. Con mezzi più o meno leciti e grazie ad amicizie
altolocate. I furbetti del quartierino sono protagonisti di un "mondo avido e indebitato che vive al di sopra dei propri mezzi". Insomma era appena ieri. Un ieri da non dimenticare oggi, quando
non sappiamo più quali pesci prendere in un mare tempestoso che impedisce alle barche di uscire dai porti.
Mezzo secolo fa Giorgio Bocca raccontava da Carpi i padroncini della maglieria che assumevano ragazze in ufficio come ragioniere, triplicando i loro stipendi in sei mesi. Nel 1961 aveva descritto
il ricovero milanese dei vecchi detto la Baggina come una ghiotta occasione per i politici. Vi facevano assumere amici per un breve periodo elettorale. Alla Baggina nasce poi lo scandalo di "Mani
pulite": il suo presidente, un socialista, è arrestato con una mazzetta in mano. Comincia Tangentopoli, una moda dura a cessare. Nei giorni scorsi cronache nazionali e pagine locali raccontavano
che in tutt'Italia c'è ancora troppa voglia di far soldi contro la legge.
Nel 1979, l'11 luglio, l'avv. Giorgio Ambrosoli diventa il simbolo di quanti credono ancora all'essere onesti. Lo assassinano per impedirgli di scoprire i segreti della Banca Privata Italiana.
Due anni dopo tocca a Roberto Calvi, già presidente del Banco Ambrosiano. E nel 1985 a Michele Sindona avvelenato da un caffè in carcere, dove sta scontando l'ergastolo quale mandante
dell'uccisione di Ambrosoli.
Negli anni 50 c'erano i forchettoni, quei politici che si sistemarono bene, preparando le future spartizioni dei bottini fra tutti i partiti. La moda degli affari attira le nuove forchette di
oggi, mentre sembra fondamentale togliere ogni valore legale anche ai titoli di studio. Ne aveva parlato pure Luigi Einaudi 60 anni fa, criticando il nostro sistema scolastico perché troppo
napoleonico. La questione riproposta adesso può suggestionare ad imitare i forconi siciliani in rivolta, quanti sono delusi dal sistema chiuso delle carriere di studio. Dove essere figli illustri
conta più dei fogli scientifici prodotti e spesso pubblicati con la firma autorevole del cattedratico e non dell'autore. [Anno XXXI, n. 1068]
Antonio Montanari
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il Ponte, settimanale, Rimini, 12.02.2012
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Saturday 4 february 2012
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Ho pagato regolarmente il canone tv, quindi posso confessare le mie antipatie di spettatore. Non sopporto le interviste
di Fabio Fazio ai cantanti. Soprattutto se sono stranieri, come è successo il 22
gennaio con James Taylor che non avevo mai sentito nominare, e delle cui canzoni non ho compreso alcunché, non sapendo l'inglese. Fazio al solito si è liquefatto d'ammirazione davanti a lui, segno
che Taylor è un artista celebre e degno del massimo rispetto. A volte le lunghe conversazioni tra Fazio ed i suoi ospiti musicali esteri, sono arricchite da graziose traduzioni che purtroppo mi
sembrano noiose, trattando argomenti di cui non so nulla. Tutta colpa mia? Non credo, ci hanno cresciuto a pane, Carosone e Modugno per evitare Claudio Villa. Ed ero troppo vecchio per gli
"Scarafaggi" inglesi.
Preferisco le scenette politiche che Fazio manda in onda, come l'intervista a Giulio Tremonti, l'uomo che sorride sempre e ti
riconcilia con i governanti di ieri e di oggi. Nel 2005 propose una grande coalizione alla tedesca con programma opposto a quello della vera grande coalizione tedesca della signora Merkel. Nel
2007 chiese di fare l'alzabandiera nelle scuole. Nel 2008 previde un nuovo 1929, ovvero miseria a costo zero per tutti, accusando i compagni di partito di non rendersi conto di quanto stava
succedendo. E riassunse la proposta di riforma scolastica avanzata dal ministro dell'istruzione Gelmini con lo slogan "Un voto, un libro e un maestro". Come se la confusione nella mente dei
giovani nascesse dal confronto tra due libri, tra due maestri o tra due opinioni diverse. Come se si fosse voluto un "pensiero unico".
Il 18 settembre dello stesso 2008 dichiarò al "CorSera": "Non è la fine del mondo, ma la fine di un mondo". Erano le stesse parole con cui il 7 luglio si era chiuso un editoriale della "Stampa",
firmato da Domenico Siniscalco: "Non siamo alla fine del mondo. Quasi certamente siamo alla fine di un mondo".
Il massimo della simpatia, Tremonti lo ha riscosso il 22 gennaio quando ha ammesso che, per salvare l'economia italiana, "da agosto 2011 in poi qualcosa di più si poteva fare". Lui personalmente
lo ha fatto, ha cominciato a scrivere il libro presentato da Fazio, "Uscita di sicurezza". Il titolo promette bene, ed è un ulteriore dato per il nostro conforto. Anche perché Tremonti non ha
chiesto al prof. Monti di andare a casa, ma di andare avanti alla ricerca di quei soldi che lui non ha mai trovato. [Anno XXXI, n. 1067]
Antonio Montanari
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"il Ponte", settimanale, Rimini, 05.02.2012
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Saturday 28 january 2012
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S'intitola "Breviario" la nota rubrica che appare la domenica nel supplemento culturale del "Sole 24 Ore", firmata dal card.
Gianfranco Ravasi. Il 15 gennaio scorso il tema era "la libertà": "L'educazione a essere liberi, non solo da un'imposizione sottile, com'è quella della deriva mediatica, ma anche per una scelta e
un impegno personale, è un'opera severa e faticosa".

Di quest'opera severa e faticosa abbiamo un'illustrazione proprio a Rimini nel Tempio malatestiano, nella cappella detta delle sette arti liberali, ovvero le materie di studio per gli uomini liberi (ai
servi toccavano le arti manuali): Grammatica, Dialettica, Retorica (il "Trivio"), Aritmetica, Geometria, Musica, Astronomia (il "Quadrivio"). Nella cappella le immagini sono però diciotto. Per
questo motivo uno studioso come Corrado Ricci scrisse che in essa vi è "altro ancora", con un'incerta espressione simbolica delle figure.
Noi vi proponiamo una veloce lettura delle diciotto immagini suddivise nelle due colonne laterali ed in tre strisce per colonna, partendo dall'alto verso il basso per ogni striscia che indichiamo
con lettera dell'alfabeto. Striscia A: la Natura ispira l'Educazione che opera attraverso la Filosofia. Strisce B e C, le materie di studio: Letteratura, Storia, Retorica (Arte del discorso),
Metafisica (o Teologia), Fisica, Musica. Nelle due strisce successive (D, E), si mostra come conoscere la Natura attraverso le Scienze che sono: Geografia, Astronomia, Logica, Matematica,
Mitologia e Botanica. L'ultima striscia (F) rivela lo scopo della cultura, ovvero educare ad una vita tra cittadini tutti uguali e quindi liberi: qui le tre immagini rappresentano la Concordia,
la Città giusta, e la Scuola.
Il tema della Concordia ha una doppia lettura. Esso riguarda non soltanto la vita della città (opponendosi ai governi dei prìncipi come Sigismondo), ma pure l'Unione fra le due Chiese (proclamata
il 6.7.1439 con un decreto destinato a breve durata). Per quella unione i Malatesti hanno svolto un grande ruolo in nome della Chiesa. Nella tavola della Concordia si raffigura un'unione
matrimoniale: la donna potrebbe essere Cleofe Malatesti,
scelta dal papa come sposa (1421) di Teodoro, figlio
dell'imperatore di Costantinopoli, e poi finita uccisa.
Nella scelta delle immagini c'è la mano dello stesso architetto (ed ottimo scrittore) Leon Battista Alberti, seguace di un umanesimo civile che vuole una società nuova diversa dai principati.
[Anno XXXI, n. 1066]
Antonio Montanari
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il Ponte, settimanale, Rimini, 29.01.2012
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Wednesday 18 january 2012
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Una vecchia frase dell'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ("In Italia vogliamo una democrazia più trasparente"), è stata riproposta a commento della vicenda del
sottosegretario ospitato in vacanza a sua insaputa. Un ministro del precedente governo s'era dichiarato ignaro di chi gli avesse pagato casa. L'italico detto "lei non sa chi sono io", ha una
nuova, triste versione nel dichiarare: "Ma guardi che neppure io so quello che faccio". Se le parole fossero pronunciate da persona non altolocata o politicamente rilevante, comporterebbero per
lei un trattamento sanitario obbligatorio per infermità mentale.
Alla vecchia frase di Ciampi, accompagniamo la citazione da un suo libro appena pubblicato, che è la lettera aperta "A un giovane italiano": "Desidero invitarti ad aguzzare lo sguardo, lo sguardo
acuto dell'intelletto e del cuore...". L'editore lo ha lanciato con una pubblicità che riprende un passo del testo, "Non sacrificare la tua dignità".
Il Ciampi che scrive ai giovani di oggi raccoglie e racconta le storie di una generazione che ha ricostruito il mondo dalle macerie postbelliche: "Ho visto l'uomo con il suo insopprimibile
bisogno di libertà, avere la meglio su dittatori e regimi ritenuti impossibili". Ed analizza con chiaro e severo sguardo la crisi economica contemporanea, da esperto qual egli è, e soprattutto da
uomo onesto che non tace giudizi severi.
Come quando elenca i responsabili di aver trasformato il mondo della finanza in una "foresta dove appagare appetiti ferini, dove impera la legge non scritta del cinismo, del disprezzo di ogni
valore che non sia quello del guadagno, del successo, del potere, obiettivi rincorsi in un crescendo delirante in cui si spezza qualsiasi ragionevole legame tra desiderio e appagamento".
L'economista Ciampi in queste pagine sorregge le opinioni del Ciampi che compone un trattato pedagogico e filosofico. Il cui pubblico dovrebbe essere anzitutto non quello dei giovani richiamati
dal titolo, ma di tutti i più o meno vecchi che abbiano il senso dello Stato e della Storia, siano essi politici, economisti o "semplici cittadini" come si diceva un tempo. E tutti
facciamoci rispettare.
Un'eco della frase citata all'inizio ("In Italia vogliamo una democrazia più trasparente"), si trova nel libro quando leggiamo che nelle nostre società (che sono un baluardo democratico del
vivere civile), l'arte di governare è "sovente sfiorata da un velo di opacità". [Anno XXXI, n. 1065]
Nel 2006, intitolai "Grazie, presidente
Ciampi" il Tama n. 943 dell'8 gennaio. Riproduco quel testo.
L'on. Sandro Bondi conosce bene per antica militanza comune quei colleghi diessini ai quali ha offerto un'intesa contro i «poteri forti». La risposta negativa della Quercia non chiuderà la strada
a segrete passeggiate di esponenti governativi con colleghi dell'opposizione. L'aria che tira è quella che abbiamo ripetutamente descritto in passato. Il sistema proporzionale alla prossima
consultazione politica favorirà la linea della necessità dell'uno contro tutti in perfetto stile «parenti serpenti». Non soltanto nella Casa di Arcore ma pure nel condominio dell'Ulivo. Per stare
a galla tutti debbono essere disposti a tutto. Abbiamo scherzato dapprima ipotizzando Prodi al comando nei giorni pari e Berlusconi in quelli dispari. Ma quando l'on. Casini ha indossato la
severità di giudizio sull'economia che di solito vediamo svettare sul sorriso beffardo di Prodi, ci siamo convinti che forse non avevamo sbagliato pensando ad un governo a targhe alterne fra
maggioranza ed opposizione.
Il prof. Galli Della Loggia, il 31 dicembre 2005 nell'editoriale del «Corriere della Sera», ha scritto che la polemica contro i «poteri forti» rivela «pochezza intellettuale» e «primitivismo
ideologico» in chi la porta avanti, come «certi luogotenenti di Berlusconi» ed anche l'on. D'Alema «quando perde la sua abituale lucidità». Di rincalzo un ex direttore dello stesso quotidiano,
Piero Ostellino, lo stesso giorno nella pagina delle opinioni derideva i politici che appunto avventandosi adesso contro i «poteri forti» non fanno altro che confessare la loro impotenza di ieri
nella gestione della cosa pubblica, ed accusava «gli studiosi» di non proporre domande scomode se non pure pericolose.
L'Italia di recente è stata sommersa da formule che nascondevano promesse non mantenute ed inconfessabili intenzioni. La «lotta ai poteri forti» è l'ultimo esempio di un'impotenza pratica nel
governare. Ne hanno tratto vantaggio volgari furbettini romani e trafficoni più eleganti ma altrettanto spregiudicati del Nord.
Nei tribunali la formula (logorata da certi provvedimenti parlamentari) della «legge uguale per tutti», ha ceduto il passo a quella (costituzionale) della giustizia amministrata in nome del
popolo. Che per il ministro Castelli è il vincitore elettorale. Soltanto Ciampi ha saputo usare la formula giusta ricordando il suo impegno per «esprimere il senso della dignità di
cittadino di una libera democrazia». Grazie, presidente. [943]
Antonio Montanari
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il Ponte, settimanale, Rimini,
22.01.2012
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Wednesday 11 january 2012
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Abbiamo concluso le celebrazioni dei 150 anni dell'unità nazionale nel migliore dei modi possibili. Ci siamo trovati quasi
tutti d'accordo sul fatto che sono tempi tempestosi, e che occorre stare tranquilli e seri per cercare qualcosa di positivo con cui costruire il futuro comune. L'epoca delle barzellette è finita.
I numeri che abbiamo davanti non sono quelli del lotto con cui tentare la fortuna, ma amari rendiconti che obbligano a stringere la cinghia anche a chi ormai la cinghia l'ha persa per strada
negli ultimi anni.
Per rimediare qualcosa alle pubbliche casse, si potrebbe cominciare con il ridurre le spese militari. Sottoscrivo in pieno quanto sostenuto dalla Papa Giovanni: l'acquisto di 131 esemplari di
cacciabombardieri F35 a 200 milioni di euro l'uno, è un'operazione "iniqua, non opportuna e, in questo tempo di crisi, anche immorale".
La follia delle spese militari va denunciata senza paura, per testimoniare una scelta di campo che è politica, filosofica e religiosa. In un editoriale di Barbara Spinelli ("Repubblica", 4.1) si
ricorda la "parresia" greca e poi cristiana come una necessità dei nostri tempi: "Ci vuole coraggio per firmare le proprie parole, parlando-vero. Chi lo possiede non ha la vita facile, deve esser
cauto se non vuol ricadere nel parlar-falso".
Uno che ha parlato "vero" è Luigi Fadiga, garante nella nostra Regione per l'infanzia e l'adolescenza. Sulla pagina bolognese di "Repubblica" (5.1) ha commentato la situazione del Pratello,
carcere minorile del capoluogo (i cui vertici sono stati azzerati da un'ispezione ministeriale), allargando il discorso ad una questione di principio: le carceri minorili "dovrebbero essere già
chiuse, sostituite dalle misure che il nuovo processo penale minorile fin dal 1988 voleva introdurre", mentre occorre una nuova legge "che disegni un sistema apposito e appropriato di pene
minorili". Luigi Fadiga si presenta come "vecchio magistrato, che proprio al Pratello, nell'attiguo Tribunale per i minorenni, ha iniziato la parte più intensa più lunga e più significativa della
propria attività professionale".
Sulla stessa cronaca bolognese, il 3 gennaio campeggiavano questi titoli: "Pratello, ecco le denunce cadute nel vuoto. Le segnalazioni al Ministero di Procura, educatori e sindacati. Ma nessuno
ha fatto nulla. [...] Le notti nella cella degli orrori. 'Violenti con i più deboli'. I detenuti raccontano: i 'bulli' ci bruciavano i piedi". [Anno XXXI, n. 1064]
Antonio Montanari
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il Ponte, settimanale, Rimini, 15.01.2012
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Sunday 8 january 2012
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Scriveva nel 1784 Immanuele Kant: "Purché io sia in grado di pagare, non ho bisogno di pensare: altri si assumeranno per me
questa noiosa occupazione". Il filosofo voleva spingere le persone ad avere il coraggio di servirsi della propria intelligenza: "La pigrizia e la viltà sono le cause per cui tanta parte degli
uomini rimangono volentieri minorenni per tutta la vita e per cui riesce tanto facile agli altri erigersi a loro tutori". Pochi anni dopo (1789), la presa della Bastiglia realizzava l'auspicio di
Kant, constatando che c'era bisogno di pensare perché non si era in grado di pagare.
Anche prima di Kant si sapeva che a pancia piena i sonni sono tranquilli, mentre lo stomaco vuoto non ha mai portato buoni consigli. Quando i deputati milanesi un secolo e mezzo prima rincararono
il pane, respirarono i fornai "ma il popolo imbestialì". Parola di Alessandro Manzoni che sintetizza l'epoca con un celebre slogan: erano "tempi di fame e di ignoranza".

Un comico contemporaneo, Enrico Bertolino, riassume il triste panorama di una società in cui sembrano trionfare (o trionfano sul serio) furbi ed imbroglioni quali gli evasori fiscali,
ricordandoci che prevale una materia più politica che scolastica: l'Educazione cinica al posto di quella civica ormai declassata (aggiungiamo noi) ad oggetto di antiquariato di bassa lega.
Pure nelle nostre terre l'Educazione cinica è ampiamente praticata. Piergiorgio Morosini, autore del libro "Attacco alla giustizia", ma soprattutto giudice delle indagini preliminari al Tribunale
di Palermo, ha detto a Luca Fabbri di "Nuovo Quotidiano" (19.12): "In base alle ricerche Rimini è il secondo capoluogo dell'Emilia Romagna per operazioni bancarie sospette". Aggiungendo che i
criminali organizzati sono stati "favoriti da insospettabili personaggi locali: uomini appartenenti al mondo delle banche, delle professioni, della politica".
Come tornare dall'Educazione cinica alla civica? Discutendo di scuola sulla "Stampa" (22.12) in risposta ad uno studente che denunciava la crisi del Liceo umanistico (ex Magistrali), il prof.
Luca Ricolfi ha concluso amaramente che "nessuno può dire in pubblico la verità: quella facoltà è una buffonata, in quella scuola non s'impara niente, il tale docente non sa spiegare, il tale
corso di laurea è un'insalata di materie sconnesse [...] un certo ospedale, un certo reparto, un certo chirurgo è pericoloso per la salute del paziente". [Anno XXXI, n. 1063]
Antonio Montanari
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il Ponte, Rimini, 8.1.2012
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Tuesday 20 december 2011
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Due immagini hanno fatto il giro del mondo. Una riproduce la copertina del settimanale "Time" (14.12), dedicata alla consueta
scelta della "Persona dell'anno". Per il 2011, il soggetto presentato è "il Manifestante": ovvero il simbolo della "naturale continuazione della politica con altri mezzi", soprattutto in
riferimento alla situazione della realtà araba, da cui proviene il volto femminile ritratto nella foto. Così scrive Kurt Andersen sullo stesso "Time", dove leggiamo pure che "il contestatore è
diventato creatore di storia", partendo dalla Tunisia del 17 dicembre 2010. Quel giorno Mohamed Bouazizi, un venditore ambulante di 26 anni, si dà fuoco dopo che la polizia gli ha sequestrato il
carretto su cui c'è la frutta da offrire al mercato.

La seconda foto (autore Peter Hapak) reca proprio l'immagine di Mohamed Bouazizi, sorretta da sua madre Mannoubia che ha spiegato il gesto del figlio come ispirato alla dignità. La quale,
aggiunge Basma, sorella sedicenne di
Mohamed, in Tunisia è più importante del pane.
La vicenda di Mohamed può essere sintetizzata con le parole del miglior inviato italiano di affari esteri, Domenico Quirico della "Stampa" (17.12): essa "fece conoscere al mondo arabo l'evidenza
del vero principio rivoluzionario, che una prima ingiustizia è fonte di ingiustizie infinite". Egli "non ha inventato ideologie e non ha coniato gli slogan sobillatori dell'Islam politico", ha
creato "la prima rivoluzione del terzo millennio".
Le frasi di Quirico suggeriscono un ricordo scolastico, l'incontro di Dante con Catone all'inizio del Purgatorio, quando Virgilio dice del poeta: "libertà va cercando, ch'è sì cara, come sa chi
per lei vita rifiuta".
Non ha paragoni con il doloroso panorama che fa da sfondo agli occhi seminascosti della Manifestante finita nella copertina di "Time", un altro volto, quello di Gigliola Ibba, 70 anni, autrice di
un appello a pagamento sul "Corriere della Sera". Ha comperato una pagina di pubblicità per dichiarare la propria delusione ai politici nostrani. Ad Angela Frenda della stessa testata, ha detto
(15.12): "Vuole la verità? Lo devo a mio padre Tullio. Era ingegnere e generale dell'aeronautica. Progettava aeroporti civili e militari. Stiamo parlano del 1957. È morto quando avevo 16 anni. Io
ho trascorso dai 14 ai 16 anni a prendere le telefonate con cui politici di allora cercavano, invano di corromperlo. È morto d'infarto senza firmarlo, quel progetto". [Anno XXX, n. 1062]
Antonio Montanari
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"il Ponte", settimanale, Rimini, 25.12.2011
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Wednesday 14 december 2011
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Anche all'Europa formuliamo i nostri pubblici auguri. La settimana scorsa ci siamo rivolti all'Italia, considerando l'Unione
del continente una tappa fondamentale nelle vicende del nostro Paese in 150 anni di Storia. Cara Europa, in te crediamo perché le più grandi disgrazie nostre e dei popoli circonvicini sono
derivate dal fatto che confini politici e pretese economiche più o meno mascherate da nobili ideali, ci hanno travagliato e guastato per secoli. Ancora adesso discutiamo e litighiamo, ma grazie
al Cielo ci siamo convinti di mettere in cantina i cannoni.
La cronaca registra la riunione di Bruxelles del 9 dicembre, dove i capi di governo si sono accordati per un'unione fiscale tra 26 Paesi su 27. Resta fuori l'Inghilterra, a cui i nemici dell'euro
hanno sempre guardato come ad un'isola felice per non averlo voluto tra i piedi. Quella riunione non conferma l'analisi dei nemici dell'euro, ma testimonia soltanto che i signori affaristi della
City londinese hanno voluto aver ragione ad ogni costo. Ci hanno snobbato per restare fedeli alla loro immagine chic che conosciamo.
Se nella Storia non vince chi ha ragione, ma ha ragione chi vince, dobbiamo chiederci se Londra ha vinto. Il ricatto inglese (per un diritto di veto sulla regolamentazione dei mercati
finanziari), non ha funzionato. Il vertice di gennaio sarà con 26 Paesi soltanto. Un'Europa senza il governo di Sua Maestà Britannica, potrebbe apparire un "nano politico". Ma è quel "nano
politico", come ha osservato Andrea Bonanni, che in pochi mesi ha "licenziato" ben tre capi di governo (in Portogallo, Grecia, Italia).
Ecco ancora una conferma che il gioco interno di uno Stato è oggi regolato dal contesto comunitario. Per cui l'Europa conta, eccome. Il 6 dicembre il nostro presidente della Repubblica ha
commentato "con franchezza" la situazione economica, dicendosi ben consapevole che la manovra economica del governo Monti provoca preoccupazione nella gente: "Dobbiamo fare sacrifici", che
"stanno arrivando giusto in tempo per evitare sviluppi in senso catastrofico della nostra situazione".
Il giorno dopo da Osawatomie, uno sperduto villaggio degli Usa, è arrivato un messaggio elettorale di Obama che vale anche per noi: "Le disuguaglianze uccidono la democrazia" per cui non deve
prevalere un sistema politico "basato su un egoismo mozzafiato". Alla base della crisi economica americana, ha aggiunto, c'è una iniqua distribuzione della ricchezza. [Anno XXX, n. 1061]
Antonio Montanari
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